Otto, un anno di domande e di scommesse
Sapevamo di avere un grande potenziale da valorizzare – i tanti saperi che animano ogni giorno un Ateneo come il nostro – e avevamo compreso che il nostro lavoro di comunicatori stava cambiando, a partire dall’esigenza di avere uno strumento capace di leggere l’attualità e interpretare il reale. Non solo al servizio dei media, ma diventare noi stessi un medium. In un mondo saturo di informazioni, abbiamo voluto provare a costruire uno spazio di analisi, racconto e approfondimento della contemporaneità, senza voler raccontare tutto, ma dando spunti di riflessione e anche notizie alle persone che si vogliano concedere una pausa (anche breve) per leggere, guardare e ascoltare.
Così esattamente un anno fa, il 14 novembre 2024, debuttava online Otto, il giornale dell’Università. La nostra è stata una scommessa.
Partendo dal nome, Otto, che non è solo il numero civico della nostra sede ma è un programma di intenti: significa provare a decifrare la realtà grazie alla scienza e al metodo giornalistico. Otto è anche un catalizzatore di interessi diversi: basta capovolgere il numero 8 per riconoscere il simbolo dell’infinito o leggerlo nei due sensi per scoprirlo palindromo e trovarci una coerenza capace di accogliere una pluralità di sguardi. Ed è una testata giornalistica, un giornale dell’intera Università che, grazie a quel che si studia e si insegna nelle nostre aule e allo straordinario patrimonio di conoscenze in continua evoluzione, aiuta a rendere un po’ più chiaro ciò che succede intorno a noi. E lo fa per un pubblico più ampio della nostra comunità, disintermediando l’informazione, in qualche modo avvicinandola al lettore.
In questi mesi abbiamo parlato di intelligenza artificiale, turismo, cibo, memoria, crisi climatica, guerra, pace, tensioni internazionali, di montagna, natura e città, come di astronomia, cultura e salute. Un lavoro rigoroso, scrupoloso, quotidiano, per guardare con più consapevolezza alla complessità del nostro tempo.
Non sappiamo se quella scommessa l’abbiamo vinta. Ma siamo soddisfatti di quanto fatto fino a qui, credendo in Otto come lavoro collettivo, sapendo di poter contare sul contributo di molti fra docenti, ricercatori e ricercatrici, lavoratori e lavoratrici, studenti dell’Ateneo, che hanno firmato decine di pezzi. Siamo grati a chi ha risposto alle nostre domande con disponibilità e competenza e a chi ci ha permesso di raccontare la propria storia mettendosi in gioco con generosità.
Ma più di tutto siamo orgogliosi che Otto sia diventato uno strumento vivo per la nostra comunità, un luogo dove trovano spazio le idee e prende forma lo sguardo di questa comunità sul mondo. Grazie a tutti coloro che hanno scritto, contribuito, letto, condiviso.
Dopo questi primi straordinari 365 giorni, guardiamo avanti. Abbiamo appena inaugurato una nuova forma di collaborazione, che apre un’altra pagina del percorso di Otto: il diario di viaggio, con Laura Corazza che in questi giorni segue per noi i lavori della COP 30 in Brasile, a Belém alle porte dell’Amazzonia.
Stiamo poi lavorando a una nuova edizione “global” di Otto, in inglese, che arrivi oltre ai nostri confini e sia espressione di una università aperta e plurale. Abbiamo imparato tanto, magari anche commesso qualche errore, ma continuiamo a farci domande e a sollecitare risposte complesse, per tradurle in racconto e analisi di un mondo in crisi ma ancora da esplorare.