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Acqua in bottiglia o acqua del rubinetto? Quale scegliere per la salute e l’ambiente

Un laboratorio di UniTo si occupa di analizzare l'acqua che beviamo tutti i giorni. Ci spiega il suo funzionamento il prof. Claudio Medana, chimico del Dipartimento di Biotecnologie molecolari e scienze per la salute
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bottiglia d'acqua

Claudio Medana è responsabile del gruppo di ricerca specializzato in analisi chimiche e chimico-fisiche e dell’unità di spettrometria di massa del Dipartimento di Biotecnologie molecolari e scienze per la salute. Da anni si dedica allo studio della qualità delle acque che consumiamo quotidianamente, sia quelle in bottiglia che quelle provenienti da altre fonti. Con il suo aiuto, abbiamo approfondito le analisi sulle acque minerali e lo stato di salute delle risorse idriche alpine. Si tratta di un tema particolarmente rilevante, soprattutto alla luce della progressiva riduzione dei ghiacciai, questione centrale della Giornata Mondiale dell’Acqua 2025. Questo fenomeno potrebbe avere un impatto significativo sulla quantità e sulla composizione delle falde acquifere alpine che alimentano molte sorgenti. Di conseguenza, la diminuzione delle risorse idriche renderà sempre più necessario un monitoraggio accurato per garantirne la qualità.

Da quando è attivo il laboratorio di analisi delle acque minerali di UniTo?

Il laboratorio di analisi delle acque minerali dell’Università di Torino opera dal momento della fondazione del Dipartimento di Biotecnologie molecolari e scienze per la salute nel 2012, ma era già attivo presso il Dipartimento di Chimica analitica dal 2002. Il primo responsabile è stato il prof. Claudio Baiocchi, ora in pensione. Dal 2017 l’incarico è passato a me. Per le analisi microbiologiche, ci avvaliamo della collaborazione di specialisti interni al dipartimento ma anche a specialisti del Dipartimento di Scienze della sanità pubbliche e pediatriche.
Attualmente siamo in una fase di rifondazione: stiamo costituendo un laboratorio interdipartimentale ad elevata specializzazione. Si chiama Water-Lab e ha come scopo la messa a punto di metodologie accreditate per l’effettuazione di controlli chimici e biologici su matrici acquose, con particolare attenzione alle acque minerali e potabili. Uno degli aspetti centrali del progetto è l’aggiornamento continuo delle tecniche di analisi, seguendo le più recenti normative e indicazioni internazionali. Il laboratorio si concentra sull'applicazione di metodi avanzati per il monitoraggio di agenti microbici e inquinanti chimici emergenti, con un forte impatto anche in ambito sanitario e sociale. Intendiamo offrire servizi di alta qualità anche all’esterno, attraverso prestazioni che combinano competenza tecnica e rigorosi standard gestionali.

Quali analisi si fanno sulle acque in bottiglia?

Le acque imbottigliate vengono monitorate per legge da enti pubblici, con controlli annuali che vengono eseguiti da laboratori perlopiù universitari in coordinamento con le aziende sanitarie locali. Le analisi chimiche prevedono la misura dei parametri che possiamo leggere sull’etichetta, ovvero il contenuto in sali e altri parametri chimico-fisici, ma sono accompagnate da ulteriori determinazioni analitiche per accertare l’assenza di inquinanti quali i metalli pesanti, i composti organici volatili e i residui di antiparassitari che potrebbero derivare dall’utilizzo in agricoltura. Per questo tipo di analisi è necessaria una dotazione strumentale di laboratorio particolarmente avanzata. Vengono infatti usate diverse tipologie di spettrometri di massa, che sono apparecchiature utilizzate in chimica analitica di elevata specificità e sensibilità, ma anche molto costose. Le analisi microbiologiche stabiliscono invece che l'acqua imbottigliata sia microbiologicamente pura da agenti avversi come i microorganismi patogeni.

Il laboratorio che dirige si occupa anche di analizzare l'acqua dell'acquedotto? Come avviene l'analisi?

Per Smat eseguiamo solo analisi molto particolari relative a nuovi inquinanti perché loro sono dotati di un laboratorio interno che effettua tutti i controlli previsti dalla legge. Tra le analisi che facciamo nel nostro laboratorio ci sono ad esempio quelle per individuare alcuni composti perfluorurati, considerati “inquinanti emergenti”.

Come può definire la qualità delle nostre acque alpine?
 
Le acque alpine sono sicuramente una grande risorsa per la nostra regione e le zone limitrofe. Sgorgano da sorgenti incontaminate e sono contraddistinte da un’elevata purezza sia dal punto di vista chimico che da quello microbiologico. I continui controlli ai quali sono sottoposte durante le fasi dell’imbottigliamento ne garantiscono l’elevata qualità. Il basso contenuto in sali minerali, che le rendono in molti casi qualificabili come oligominerali (ovvero con meno di 500 milligrammi per litro di sali) o minimamente mineralizzate (meno di 50) sono alla base del loro valore in ambito alimentare, anche per l’infanzia.
 
Cosa ci può dire sulla diatriba "acqua in bottiglia o acqua del rubinetto"?

Nel nostro Paese, entrambe le tipologie di acqua sono sottoposte a rigorosi controlli per garantirne la salubrità. La distinzione più significativa riguarda la possibilità di effettuare dei trattamenti per garantirne la purezza, soprattutto microbiologica. Le acque minerali, non possono subire trattamenti e vengono imbottigliate così come sgorgano dalla sorgente, mentre quelle distribuite dagli acquedotti talora devono essere potabilizzate, ma ciò avviene in base a procedure che garantiscono comunque una buona qualità. Il vantaggio dell’uso dell’acqua minerale è perciò legato alla certezza della qualità, mentre quello dell’acqua del rubinetto è soprattutto legato a ragioni di ecosostenibilità e minor impatto ambientale da riduzione di uso di bottiglie e imballaggi. Si può certamente concludere che si possono tranquillamente bere entrambe con sicurezza relativa ai requisiti, cercando di orientarsi con equilibrio tra la migliore qualità delle minerali e la maggiore ecosostenibilità di quelle degli acquedotti.

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