Airbnb a Torino: crescono annunci, ricavi e grandi proprietari. Ma meno della media nazionale
Con 9.734 annunci attivi su Airbnb, l’85% dei quali riferiti a intere abitazioni, Torino si è posizionata nel 2024 come sesta città italiana per diffusione degli affitti brevi a scopo turistico. Un risultato che segna una crescita del 50% rispetto al 2017. Ma il dato forse più rilevante riguarda il numero di notti prenotate, quasi raddoppiato: dalle 337.000 del 2017 si è passati a 758.000 nel 2024, con un incremento del 125%.
A fotografare questa evoluzione è il rapporto Chi gestisce Airbnb a Torino (e dintorni)?, a cura di Francesco Chiodelli (Università di Torino) per FULL (Future Urban Legacy Lab), un centro di ricerca del Politecnico di Torino. Tra i dati più significativi, spicca l’impennata dei valori economici generati dalla piattaforma, arrivati nel 2024 a 68,3 milioni di euro, con un balzo del 240% rispetto al 2017.
Sono aumentati anche i ricavi medi per unità e per host: rispettivamente del 127% (da 3.100 a 7.000 euro) e del 155% (da 4.500 a 11.400 euro). Tuttavia, Torino resta sotto la media nazionale: in Italia, nel 2024, ogni unità fruttava in media 11.700 euro, mentre i ricavi per host si attestavano a oltre i 25.000 euro.
Chi gestisce gli alloggi?
Nel 2024, gli alloggi torinesi presenti su Airbnb erano gestiti da 6.005 host, in crescita del 34% rispetto al 2017. La stragrande maggioranza (87%) sono small host, cioè proprietari di una o due abitazioni. I medium host (da 3 a 10 case) rappresentano circa l’11%, mentre i large host, ossia chi gestisce più di 10 immobili, sono poco meno del 2%.
Ed è proprio questo ultimo gruppo a mostrare la dinamica più interessante: tra il 2017 e il 2024, i large host sono aumentati del 280%, arrivando a controllare il 18% delle unità disponibili, rispetto all’8% del 2017. L’aumento in termini di abitazioni gestite da questi grandi proprietari è del 230%, ben oltre il dato nazionale, fermo al 136%.
Nonostante ciò, il mercato torinese risulta ancora più “disperso” rispetto alla media italiana: a livello nazionale, nel 2024, i large host controllavano un quarto delle unità totali. Torino, però, registra una crescita molto più rapida di città dal mercato turistico più consolidato, come Roma (+27%) o Venezia (+41%).
Un dato curioso: sebbene il numero di grandi proprietari sia aumentato, il numero medio di case gestite da ciascuno di essi è calato, passando da 17 a 15 unità. A livello nazionale, invece, si è arrivati a una media di 42 unità per large host, con una crescita del 32%.
Dal punto di vista dei ricavi, gli alloggi gestiti dai grandi proprietari continuano a performare meglio: nel 2024, ogni appartamento torinese gestito da un large host ha generato in media 10.500 euro, contro i 5.500 euro degli small host e gli 8.400 euro dei medium host. Anche in questo caso, però, la città rimane al di sotto della media nazionale, pari a 17.100 euro per unità gestita da large host.
Dove si concentra l’offerta
L’offerta di Airbnb a Torino mostra una forte concentrazione territoriale: il solo Centro ospita circa un quarto degli annunci cittadini. Sei quartieri – Centro, San Salvario, Aurora, San Donato, Crocetta e Vanchiglia – concentrano insieme il 58% degli annunci attivi nel 2024. Con l’eccezione di Vanchiglia, sono anche le aree in cui si è registrato l’aumento assoluto più marcato degli alloggi disponibili negli ultimi sette anni.
In parallelo, questi quartieri sono anche quelli in cui si sono rilevati i maggiori aumenti nei canoni di affitto residenziale: dal +25% al +41% tra il 2017 e il 2024.
Ma la crescita dell’offerta non si è limitata alle zone centrali. Aumentano infatti significativamente anche i numeri nei quartieri più periferici: Borgata Vittoria (+154%), Barriera di Milano (+132,5%), Lingotto (+124,8%) e Santa Rita (+116,1%). Segno di una diffusione progressiva del fenomeno Airbnb verso le aree meno centrali.
Le zone più e meno redditizie
Anche i ricavi variano sensibilmente da quartiere a quartiere. Nel 2024, le zone più redditizie sono risultate essere: Centro (11.300 €/anno), Crocetta (7.300 €/anno), Borgo Po (7.000 €/anno) e Cenisia (6.500 €/anno). All’opposto, la periferia nord e sud si conferma meno vantaggiosa in termini economici: Falchera (2.300 €/anno), Mirafiori Nord (2.900 €/anno), Regio Parco (3.000 €/anno), Mirafiori Sud (3.200 €/anno) e Barriera di Milano (3.300 €/anno).
Oltre i confini cittadini: lo sguardo metropolitano
Per comprendere appieno il fenomeno degli affitti brevi a Torino, è necessario guardare oltre i confini del Comune. A livello metropolitano, la città domina ancora il panorama, con l’89,6% delle prenotazioni dell’intero Sistema Locale del Lavoro (SLL). Ma nel 2017 questa quota era ancora più alta: 92,5%. Segno che il mercato si sta decentrando e diversificando.
Un caso emblematico è quello di Ala di Stura, piccolo comune montano di appena 460 abitanti, dove tra il 2017 e il 2024 gli annunci sono aumentati del 243%. Le notti prenotate sono cresciute del 574%, i posti letto da 29 a 126, e i ricavi medi per annuncio sono quasi raddoppiati, passando da 2.600 a 5.100 euro l’anno.