A CinemAmbiente PLA, il film sul nostro rapporto con la plastica
Il documentario PLA. Storia di una relazione realizzato da Vincenzo Guarnieri e Umberto Costamagna e prodotto nell’ambito delle attività di SusPlas@UniTo, la Piattaforma Scientifica sulle Plastiche Sostenibili dell’Università di Torino, affronta una delle questioni centrali del dibattito contemporaneo sulla sostenibilità: la diffusione della plastica e le implicazioni ambientali, economiche e sociali del suo utilizzo. Il sottotitolo, Storia di una relazione, suggerisce la chiave narrativa scelta dai registi: raccontare il legame tra esseri umani e materie plastiche come una relazione complessa, caratterizzata da dipendenze e contraddizioni.
L’idea del film è nata nel 2024, quando SusPlas@UniTo ha coinvolto gli autori in un progetto multidisciplinare focalizzato sulle ricerche dedicate alla plastica. “Ero in viaggio verso Venezia sul finire dell’estate 2024 quando mi chiama Vincenzo Guarnieri”, racconta Umberto Costamagna, “che mi chiede: ‘Mi hanno chiesto di fare un documentario su dei funghi che mangiano la plastica, ti interessa?’. La risposta è stata ovvia. Prima di iniziare a costruire la struttura narrativa abbiamo passato molto tempo a raccogliere informazioni in una vera e propria operazione giornalistica tra i vari dipartimenti coinvolti. Incontrando docenti, ricercatori e ricercatrici, ci si aprivano mondi e prospettive nuove, punti di vista sinergici e alcune volte anche contrastanti che, sul momento, potevano generare un contraddittorio nel cercare di un filo narrativo che portasse a una conclusione certa. Poi, frequentando i laboratori del Dipartimento di Chimica dove Marco Zanetti è impegnato nella ricerca di polimeri sostenibili, i laboratori del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dove Giovanna Cristina Varese, concentra il suo lavoro sul trovare una soluzione per la degradazione della plastica e Stefano Gotti, con Marilena Marraudino del Dipartimento di Neuroscienze e con Nico, l'Istituto di Neuroscienze della Fondazione Cavalieri Ottolenghi, studia il 'B side' dei polimeri che influiscono, alterano e mettono a rischio silenziosamente la conservazione delle specie, abbiamo iniziato a capire che il tema della plastica, della sua gestione pre e post utilizzo, del rapporto con l’ambiente, con gli esseri viventi e, ovviamente, con il genere umano è ormai talmente vasto e sconfinato che sarebbe stato impossibile arrivare a una conclusione certa”.
La conseguenza dell’indagine è stata prendere coscienza che il problema è composito e aperto e che ci sono delle incertezze da considerare ma che è necessario entrare nell’ottica di una convivenza consapevole. La sfida non consiste dunque semplicemente nel sostituire un materiale con un altro, ma nel costruire collettivamente una nuova prospettiva grazie a risorse e tecnologie ormai profondamente integrate nella vita quotidiana.
Raccontare la plastica senza semplificazioni
La plastica è presente in quasi ogni ambito della società contemporanea: dagli imballaggi alla medicina, dall’agricoltura all’industria. Proprio questa pervasività ha spinto gli autori a evitare una narrazione esclusivamente centrata sull’inquinamento o sul rifiuto. “Essendo così radicata nella vita quotidiana di ognuno di noi, ormai si dà la plastica per scontata da un lato e la si demonizza dall’altro. Non possiamo più farne a meno perché ha portato una rivoluzione su qualsiasi fronte – continua Costamagna - dall’ambito domestico a quello tecnico, da quello ludico a quello medico. Insomma, ovunque ti giri puoi trovare della plastica. Non nascondo che, spendendo così tanto tempo a sviluppare questo progetto, sono stato travolto da un’onda di eco-ansia non indifferente. Una delle idee iniziali per il plot del film vedeva in scena una vera e propria seduta psicanalitica. Poi abbiamo deciso per una variazione sul tema. Ci siamo interrogati molto sul tipo di approccio da tenere e alla fine abbiamo pensato di concentrarci sul rapporto quotidiano con il materiale minimizzando la presenza visiva del rifiuto in quanto non gestito, invasivo e inquinante restituendo invece la narrazione attraverso l’ambiguità di un personaggio che vive una difficoltà nel relazionarsi agli oggetti di plastica e che, alla fine, non trova una soluzione ma un proprio punto di vista, il migliore per le sue possibilità e capacità”.
Nel corso dei venti minuti del documentario si intrecciano infatti diversi livelli di lettura: scientifico, ambientale, sociale e psicologico. La metafora della relazione disfunzionale diventa uno strumento per osservare una dipendenza collettiva che coinvolge produzione, consumo e modelli economici, senza proporre soluzioni semplicistiche.
Il contributo della scienza
Nel film la ricerca scientifica non compare soltanto come fonte di dati o innovazioni tecnologiche, ma come elemento centrale per comprendere la complessità del problema. Secondo Vincenzo Guarnieri, la scienza ha avuto un ruolo determinante sia nello sviluppo delle materie plastiche sia nella possibilità di ripensarne oggi l’utilizzo. “La scienza può permetterci di comprendere, trasformare e far evolvere il nostro rapporto con la plastica – dice il regista – ma è fondamentale che il tema venga affrontato non solo dalle scienze dure, come la chimica e la fisica, ma anche da quelle umane, come la sociologia e l’antropologia. Ce ne siamo accorti anche nel realizzare questo film. Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere persone che studiano gli effetti negativi sulla salute, che cercano sistemi per produrla o riciclarla in modo più sostenibile oppure che studiano la sua diffusione in ogni ambito della nostra cultura, persino nella sfera spirituale. Man mano che mettevamo insieme queste prospettive diventava sempre più chiaro che il rischio di affrontare il tema in modo parziale o persino ingenuo era molto alto. Così abbiamo cercato di proporre una riflessione sulla complessità della nostra relazione con la plastica o, come sarebbe meglio dire, con le materie plastiche. Abbiamo notato che ci sono diversi elementi in comune con le relazioni tossiche tra persone. C’è l’attrazione morbosa per le sue proprietà, una sorta di ‘love bombing’, e c’è la manipolazione, lo sfruttamento e persino il disprezzo. Il tutto in un legame di dipendenza.
Il sottototilo Storia di una relazione richiama proprio questa idea che emerge chiaramente nel corso del documentario: la relazione tra l’essere umano e la plastica non è solo problematica ma, nel tempo, ha acquisito una dimensione disfunzionale. “Questo poteva essere uno spunto narrativo interessante – continua Guarnieri – e abbiamo deciso di lavorarci su. Il cuore della questione è diventato così come possiamo noi, umanità, risolvere o quanto meno prendere realmente coscienza di una relazione tossica di cui siamo la causa. E la riflessione si può estendere dalla plastica a tutte le risorse del pianeta. Certamente in questo senso il ruolo della scienza, con un approccio interdisciplinare appunto, è essenziale”.
Dalla ricerca locale al dibattito globale
Tra i temi affrontati dal documentario trova spazio infatti anche il negoziato internazionale per un Trattato globale sull’inquinamento da plastica, promosso dalle Nazioni Unite. L’accordo, pensato per intervenire sull’intero ciclo di vita delle plastiche, dalla produzione allo smaltimento, è attualmente in una fase di stallo. Per Guarnieri questa situazione dimostra come la conoscenza scientifica, da sola, non sia sufficiente a determinare il cambiamento che dipende anche dalle azioni politiche. “Dopo diversi incontri negoziali non si è ancora arrivati a un accordo condiviso”, spiega il regista, evidenziando il peso degli interessi economici e delle attività di lobbying che ostacolano l’adozione di misure più ambiziose. Anche su questo fronte, il film propone una riflessione che collega le sfide locali della sostenibilità a processi politici e industriali di scala globale.
La ricerca di SusPlas@UniTo
Il docufilm nasce all’interno di SusPlas@UniTo, la piattaforma multidisciplinare dell’Università di Torino dedicata alla sostenibilità delle plastiche che riunisce ricercatrici e ricercatori provenienti da numerosi dipartimenti dell’Ateneo per studiare gli impatti ambientali, sanitari e socio-economici delle plastiche e affrontare le sfide poste dal loro utilizzo nei settori agricolo, industriale e civile. Le attività di ricerca si concentrano sia sullo studio delle microplastiche sia sullo sviluppo e sulla valutazione di materiali più sostenibili, comprese le plastiche biodegradabili, riciclabili e ottenute da risorse rinnovabili. L’approccio adottato è quello One Health che considera in modo integrato la salute umana, animale e degli ecosistemi. La piattaforma analizza infatti l’intero ciclo di vita della plastica, dalla scelta delle materie prime alla produzione, dalla distribuzione all’utilizzo fino alla gestione del fine vita. Le ricerche promosse interessano diversi ambiti applicativi, tra cui imballaggi, manifattura, salute, agricoltura ed energia, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di modelli produttivi e di consumo più sostenibili.
PLA. Storia di una relazione sarà presentato il 5 giugno alle ore 16.15 al Cinema Massimo di Torino, nell’ambito del Festival CinemAmbiente, con una proiezione fuori concorso seguita da un incontro con gli autori per approfondire i temi affrontati nel film e il lavoro svolto insieme alla comunità scientifica dell’Università di Torino.