Erasmus, otto cose che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere
Sono 2235, hanno un’età media di 22 anni e sono prevalentemente donne. Sono studenti dell'Università di Torino e si apprestano a fare le valigie per partire verso uno degli oltre 160 Paesi di destinazione del programma Erasmus+, in Europa e nel mondo.
Ecco i prima dati di una fotografia su un'esperienza ormai radicata – iniziata quasi quarant'anni fa – che mostra segnali di cambiamento e trend di crescita. Se il 62% dei circa 83.000 iscritti dell’Ateneo torinese è donna, la percentuale sale al 68% tra chi parte in Erasmus, ben oltre la media europea (63%).
Le mete più gettonate sono da sempre Spagna, Francia e Germania, ma tutti i Paesi che fanno parte dell'Unione Europea accoglieranno almeno uno studente di UniTo nel prossimo anno accademico.
(Nella mappe, clicca sul Paese che ti interessa per scoprire il numero di studenti in partenza).
Il programma di mobilità internazionale comprende i 27 Stati membri dell’Unione Europea, oltre Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Macedonia del Nord, Turchia e Serbia. A questi si aggiungono oltre 160 Paesi di tutti i continenti, che possono aderire ad alcune parti del programma, secondo determinati criteri e condizioni.
Quelli che seguono sono i nostri consigli, seri e semiseri, realizzati grazie al supporto della Sezione Mobilità internazionale dell'Università di Torino, utili a sfatare falsi miti e leggende metropolitane. Altri suggerimenti si possono trovare nella pagina dedicata all’evento Destinazione Erasmus.
Ho paura di non essere pronto/a
La paura di partire è comune: lasciare gli affetti, affrontare l’incertezza di ciò che si troverà, temere di sentirsi soli, sono emozioni del tutto normali. Ma una volta partiti, non ci sarà troppo tempo per pensarci, l’immersione nel nuovo mondo sarà rapida: welcome-event organizzati dagli Atenei, tour della città proposti dalle associazioni di studenti internazionali, il campus da scoprire, nuovi coinquilini e compagni di corso, le prime immancabili feste Erasmus. Le difficoltà, certo, possono capitare, ma sono molti i servizi che in questi anni si sono sviluppati per supportare il benessere psicologico e consentire di affrontare le sfide dell’espatrio: blog e community online, percorsi di psicoterapia in lingua madre, servizi di supporto e advocacy per i diritti e la rappresentanza degli expat. L’Erasmus in questi 38 anni ha coinvolto oltre 16 milioni di persone: se nel 1987 partivano 3.200 persone, oggi sono oltre 600.000 ogni anno. Non sei solo.
Non mi riconosceranno gli esami e mi si abbasserà la media
Nell’a.a. 2023/24 sono stati riconosciuti 5.375 esami a 1.198 studenti dell’Università di Torino, una media di 4,4 esami a studente. La media dei crediti formativi universitari (CFU) ottenuti è di circa 29, mentre quella dei voti registrati per gli esami sostenuti in Erasmus è 28/30. Niente paura, dunque, la media potrebbe addirittura migliorare.
È una perdita di tempo
Chi rientra dall’Erasmus migliora non solo le competenze linguistiche, ma anche le proprie capacità di problem solving, autonomia, fiducia in sé, curiosità e capacità decisionali. A dirlo sono i dati della Commissione Europea: il 93% di chi parte migliora le competenze chiave per il successo dopo la laurea e raddoppia le possibilità di trovare lavoro.
La borsa di studio non copre tutti i costi
La borsa Erasmus+ è pensata per sostenere i costi in cui si può incorrere studiando all'estero, come il viaggio, l’alloggio e parte della vita quotidiana. Gli studenti Erasmus+ ricevono infatti un sostegno economico calcolato sulla base del costo della vita del Paese di destinazione e al proprio ISEE, oltre a poter richiedere uno specifico contributo riservato a studenti aventi esigenze speciali. A partire dall’anno accademico 2025/2026, tutti gli studenti riceveranno anche un contributo per le spese di viaggio, qualunque sia la meta e indipendentemente dall’ISEE.
Sul sito dell’Università di Torino è possibile effettuare una simulazione del contributo che ogni studente può ricevere, in base alla destinazione, alla durata e alla propria situazione economica: Simulatore Erasmus UniTo.
Soffrirò di sindrome da rientro
Spoiler: sì. Questo è uno degli effetti collaterali dell’Erasmus ed è un’esperienza comune a molti. Durante il soggiorno all’estero si cresce, si diventa autonomi, si vivono esperienze intense in un tempo breve.
Al ritorno si può provare una sensazione di spaesamento, fatica a riprendere le vecchie abitudini – anche nello studio. Perché se a casa tutto sembra rimasto uguale, mentre tu, invece, sei cambiato. La buona notizia? L’Erasmus raramente è l’ultima esperienza internazionale, chi parte una volta spesso non si ferma più.
I miei amici mi capiranno quando torno?
All’inizio sì. Poi inizieranno a sospirare ogni volta che racconti di quella sera a Madrid. Del resto, all'inizio avevano promesso che sarebbero venuti a trovarti, ma poi: sono indietro con gli esami, ho l’influenza, aspetto che scendano i prezzi dei biglietti, magari vengo dopo l'estate quando a Oslo farà meno freddo. Per fortuna, una volta rientrati in Italia, ci sono modi per continuare a dare voce alla tua esperienza, respirare l’aria internazionale e combattere la sindrome da rientro. Alcuni esempi: il Premio Serena Saracino, il concorso annuale per raccontare creativamente la propria esperienza Erasmus; il Progetto Buddy per far sentire a casa chi, a parti inverse, sta per iniziare la sua avventura Erasmus a Torino.
Erasmus e sostenibilità non sono compatibili
Rispetto ai pionieri dell’Erasmus, oggi, nell’era dei voli low cost e della mobilità globale, spostarsi è diventato più semplice ed economico. Se le distanze si sono accorciate, è cresciuta la consapevolezza, soprattutto tra i giovani, del cambiamento climatico e dell’impatto sull’ambiente provocato dalle nostre scelte individuali. L’Unione Europea incoraggia con incentivi economici chi sceglie un viaggio green e il 23% dei partecipanti ha già optato per mezzi di trasporto a basse emissioni. Raggiungere la propria destinazione in treno, in autobus o, perché no, in bicicletta è un ottimo modo per trasformare anche il trasferimento in parte dell’esperienza.
Non parto perché il mio ragazzo o la mia ragazza potrebbe lasciarmi
È un rischio, bisogna ammetterlo. Ma dalle delusioni a volte nascono le opportunità: potresti incontrare l’amore della tua vita a Valencia, Varsavia o Stoccolma. Secondo Umberto Eco, che dell’Università di Torino fu studente, docente e laureato ad honorem, l’Erasmus “ha creato la prima generazione di giovani europei. Io la chiamo una rivoluzione sessuale, un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli”. Un rapporto della Commissione Europea del 2014 stimava che dalle coppie formatesi in Erasmus siano nati oltre 1 milione di bambini: una vera generazione Erasmus, cittadini con l’Europa davvero nel sangue.