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Gli 80 anni della Fao e la sfida globale per sistemi agroalimentari sostenibili

Celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione significa riconoscere il valore del cibo come diritto universale, come strumento di pace e come chiave per la sopravvivenza del pianeta
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Mondo terreno secco o agricolo

Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, un appuntamento che quest’anno corrisponde con una data di rilevanza storica: l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) compie 80 anni. Fondata nel 1945 con l’obiettivo di sconfiggere la fame e promuovere la sicurezza alimentare, la FAO ha attraversato decenni di trasformazioni globali, adattandosi alle nuove sfide e promuovendo soluzioni innovative per lo sviluppo dell’agricoltura. L’edizione 2025, dal titolo “Mano nella mano per un’alimentazione e un futuro migliori”, invita governi, imprese, università e cittadini a un’azione collettiva per costruire sistemi agroalimentari più equi, resilienti e sostenibili.

Secondo i dati FAO, oltre 673 milioni di persone vivono in condizioni di fame cronica

Le sfide globali  mettono sotto pressione i sistemi agricoli e forestali, già fragili e delicati, che si trovano oggi ad affrontare sfide senza precedenti a livello mondiale. Secondo i dati FAO, oltre 673 milioni di persone vivono in condizioni di fame cronica. A questa emergenza si sommano problemi strutturali e dinamiche globali che mettono a rischio la sicurezza alimentare.

I cambiamenti climatici in corso aumentano la frequenza di eventi dannosi ed estremi come siccità, alluvioni e ondate di calore. La resilienza dei sistemi agricoli e forestali viene messa a dura prova in queste condizioni. Le piante coltivate e i sistemi forestali hanno una capacità limitata di adattarsi agli stress ambientali perché spesso la domesticazione è stata in buona parte sacrificata alle esigenze di aumentare la produttività. Gli stress ambientali quindi spesso compromettono la produttività agricola e forestale, alterano i cicli stagionali e minacciano la biodiversità. Questi eventi non sono solo più appannaggio di luoghi lontani ma li testimoniamo direttamente, come in occasione delle siccità dell’estate 2023 in Nord Italia e delle piogge torrenziali che colpiscono comunemente i nostri territori. Le colture tradizionali diventano sempre più vulnerabili, mentre la gestione delle risorse idriche – in un’ottica di carenza ma anche di temporanea sovrabbondanza – diventa una priorità assoluta. Un corretto approccio agroecologico e forestale è anche la chiave oper la conservazione e la stabilità dei suoli e di sistemi geologici spesso delicati.

I conflitti e l’instabilità geopolitica, che sembra aumentare progressivamente, sono alla radice di guerre e tensioni internazionali che interrompono le catene di produzione e approvvigionamento, come abbiamo visto con le difficoltà nel mercato dei cereali seguite al conflitto tra Russia e Ucraina, causano un aumento dei costi dei beni alimentari che ha incidenza limitata sui redditi nei Paesi ricchi, ma incidenza elevatissime sui redditi in Paesi meno fortunati, dove possono portare intere popolazioni verso la fame. Le nuove migrazioni, volontarie o forzate, causano abbandono dell’agricoltura da un lato e pressione sui sistemi alimentari dall’altro.

Le diseguaglianze economiche e sociali persistono e spesso si incrementano, e come conseguenza l’accesso a cibo sano e nutriente non è garantito per tutti. In molti Paesi, le fasce di popolazione più povera spesso non dispongono delle risorse necessarie per sostenere i costi dell’alimentazione. La sovralimentazione e la malnutrizione coesistono, creando un paradosso alimentare.

Spreco alimentare e inefficienze causano la perdita di almeno un quarto del cibo prodotto ogni anno. Questo spreco rappresenta non solo una perdita economica, ma anche un danno ambientale, considerando le risorse impiegate per la produzione e per lo smaltimento.

L’Università di Torino e la FAO: una partnership per il futuro

In questo contesto critico, il ruolo degli organismi sovranazionali come la FAO e quello delle istituzioni accademiche diventa fondamentale. Il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università di Torino, da anni impegnato nella ricerca agroalimentare e nella cooperazione internazionale, ha avviato numerosi progetti in collaborazione con la FAO, contribuendo attivamente alla trasformazione dei sistemi alimentari. 

Tra le iniziative più significative che animano questo accordo si annovera la Summer School Internazionale IPROMO (International  Programme on research and training on sustainable management of mountain areas): organizzata annualmente a partire dal 2008, focalizzata sul mantenimento e la gestione sostenibile dei sistemi montani e forestali, dopo un’accurata selezione, ospita annualmente circa 30 tra funzionari, esperti, tecnici e pianificatori che lavorano su temi legati alle montagne. In 18 anni sono stati accolti partecipanti provenienti da più di 70 Paesi differenti, quali ad esempio Bhutan, Cile, Repubblica Dominicana, Ecuador, Eswatini, Etiopia, Georgia, India, Indonesia, Giappone, Lesotho, Malawi, Nepal, Pakistan, Ruanda, Tajikistan e molti altri. L’obiettivo è costruire le competenze per una gestione sostenibile delle comunità e degli ecosistemi montani, formando esperti capaci di operare in contesti globali e affrontare le sfide del settore. La Summer School, la cui direzione scientifica è a cura del DISAFA, si avvale anche del sostegno della Città di Ormea e prevede, oltre alle lezioni in aula, una serie di escursioni lungo le Alpi Italiane. Il corpo docente, che cambia ogni anno in funzione del tema trattato, è costituito non solo da docenti dell'Università di Torino, ma anche di altri Atenei, oltre a funzionari della FAO e di altre organizzazioni internazionali.

In un mondo segnato da crisi multiple, l’alimentazione diventa un terreno di convergenza tra scienza, etica e politica

Il Dipartimento partecipa, inoltre, a missioni di ricerca e sviluppo in Paesi vulnerabili in particolare in Africa e America Latina con l’obiettivo di studiare l’impatto delle pratiche agroecologiche, la conservazione delle varietà autoctone e la resilienza dei sistemi agricoli ai cambiamenti climatici, promuovendo pratiche agricole sostenibili, tecnologie appropriate e modelli di economia circolare. L’obiettivo è rafforzare le capacità locali e favorire l’autosufficienza alimentare.

La celebrazione dell’80° anniversario della FAO non è solo un momento di riflessione, ma un’occasione per rilanciare l’impegno verso un futuro alimentare più giusto. Come sottolineato durante gli eventi ufficiali a Roma, la trasformazione dei sistemi agroalimentari richiede uno sforzo congiunto: governi, imprese, università, organizzazioni della società civile e cittadini devono lavorare insieme.

Guardando al futuro, è evidente che la sostenibilità alimentare non può essere disgiunta dalla giustizia sociale e dalla tutela ambientale. La FAO, con il supporto di partner come l’Università di Torino, continuerà a promuovere modelli inclusivi, innovativi e rispettosi delle risorse naturali.

In un mondo segnato da crisi multiple, l’alimentazione diventa un terreno di convergenza tra scienza, etica e politica. Celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione significa riconoscere il valore del cibo come diritto universale, come strumento di pace e come chiave per la sopravvivenza del pianeta.

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