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Lavoro povero e retorica del talento: la lezione di Barbero ai delegati sindacali

Tra libertà, eccellenza individuale e intelligenza collettiva, lo storico e il segretario generale Fiom Michele De Palma si interrogano sulle sfide e sulle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro
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Alessandro Barbero - Aula Magna Cmapus Einaudi

“Questa narrazione, propria dell’attuale fase del capitalismo, che insiste sul fatto che siamo tutti uguali e che ci pensa il mercato, che ognuno ha il suo talento, è la prova che siamo ancora dentro a una lunghissima fase storica iniziata secoli fa, l’epoca storica che è iniziata con la rivoluzione industriale”. Così lo storico Alessandro Barbero in dialogo con Michele De Palma, segretario generale della Fiom, ha introdotto al Campus Luigi Einaudi dell'Università di Torino l’ultimo incontro del percorso di formazione rivolto ai delegati sindacali e organizzato dai metalmeccanici della Cgil in collaborazione con il Dipartimento di Economia e statistica “Cognetti de Martiis”.

Un ciclo formativo nato con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dei delegati sindacali sulle sfide e sulle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e sulle competenze multisciplinari necessarie per affrontarle, dal diritto alla psicologia, dalla sociologia all’economia politica passando per la storia e la geografia economica.

L’appuntamento finale, organizzato come lezione-dialogo aperta alla comunità universitaria, ha rappresentato il punto di arrivo di un ciclo di cinque moduli che hanno approfondito le molteplici sfaccettature del mondo del lavoro contemporaneo: la disoccupazione e le politiche attive, l’evoluzione e la crisi del capitalismo, il rapporto tra Europa, debito e austerità, le trasformazioni urbane e le geografie economiche e sociali, le disuguaglianze e la povertà, la questione di genere, fino alle nuove sfide della tutela dei diritti dei nuovi lavoratori e al tema del decent work.

Tanti i temi emersi durante il dialogo tra Barbero e De Palma, stimolati dalle domande di Filomena Greco, giornalista de Il Sole 24 Ore. Tra questi quello della narrazione del post-capitalismo, spesso costruita attorno ai concetti di talento, iniziativa individualelibertà. Per De Palma si tratta di un visione che rischia di distorcere la realtà: “Bisogna capire che non c’è una soluzione che riguarda il singolo. O c’è una soluzione in cui le persone si mettono insieme per provare a cambiare le cose o le cose continuano ad andare esattamente nella direzione in cui vanno”. Il segretario della Fiom ha sollecitato gli studenti e le studenti presenti a non farsi ingannare dalla storia delle eccellenze e dei talenti individuali: “Il talento è il frutto di una dinamica collettiva. Uno può avere una capacità particolare, ma soltanto quando si mette insieme agli altri è in grado di generare l’intelligenza collettiva, l’unica in grado di migliorare le cose nella società in cui viviamo. L’atto più politico che uno fa nella propria vita non è votare, ma lavorare, perché il lavoro che fa, che sia un lavoro di cura, di ricerca, di produzione, di fatto costruisce la società dentro la quale ciascuno di noi vive ed è per questo che, a mio avviso, l’articolo 1 della nostra Costituzione, quello del lavoro, costituisce il fondamento della nostra democrazia”.

Secondo Barbero, anche la retorica contemporanea della libertà, tipica del pensiero post-capitalista, può essere riletta alla luce della storia. Ripercorrendo il lungo processo che dal Medioevo porta all’abolizione del sistema feudale, all’ascesa della borghesia e quindi alla Rivoluzione francese e in ultimo alla rivoluzione industriale, lo storico osserva come per molto tempo si sia raccontato che il cuore di quelle trasformazioni fosse proprio la libertà: la fine dei vincoli, la possibilità – prima riservata ai ricchi e ora estesa a tutti – di fare ciò che si vuole. Una narrazione che sosteneva che non solo l’imprenditore, ma anche il lavoratore fosse libero: libero di accettare o rifiutare un impiego, di cambiare mestiere, di sottrarsi a ritmi troppo duri. È servita l’analisi storica di Karl Marx per ribaltare questa visione: la libertà formale non rende automaticamente uguali, né cancella i rapporti di forza tra chi possiede i mezzi di produzione e chi al limite può mettere sul tavolo solo la propria forza lavoro. 

Un’altra questione cruciale affrontata è stata quella della crisi del mercato del lavoro italiano, soprattutto in rapporto alle realtà europee ed extraeuropee. La combinazione di lavoro povero, precarietà e bassa produttività alimenta una fragilità che coinvolge non solo i lavoratori, ma l’intero sistema economico, perché un lavoratore povero è anche un consumatore povero. In questo contesto è emersa l’importanza di restituire senso e continuità al rapporto tra formazione e lavoro. Il nodo centrale, secondo De Palma, riguarda la necessità di ricostruire condizioni dignitose per le nuove generazioni, per crescere e innovare: “L’Italia non ha bisogno solo di esecutori, ma di persone messe nelle condizioni di sviluppare sapere e creatività, perché un Paese con meno laureati,  che siano in storia, letteratura o fisica, è un Paese più povero. Dobbiamo imparare a entrare nei processi che generano algoritmi e conoscenza: solo così sarà possibile incidere sulle scelte organizzative e immaginare un futuro migliore.”

Secondo Lia Pacellidocente di economia del lavoro e coordinatrice didattica dell’iniziativa, si è trattato di un'esperienza riuscita: “L'idea, proposta dalla Fiom e accolta da noi positivamente è stata quella di affiancare sullo stesso tema una voce accademica e una sindacale, in modo da avere un dialogo fra la conoscenza consolidata nella letteratura accademica e l'esperienza nei luoghi di lavoro. Abbiamo proposto un breve questionario di valutazione alla fine del corso, dal quale emerge un giudizio positivo di questa esperienza da parte dei partecipanti, una richiesta di ripetere il corso in futuro e anche suggerimenti puntuali su temi ulteriori che sarebbe utile trattare”.