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Le sorgenti come sentinelle del cambiamento climatico

I fontanili della Pianura padana tra i protagonisti di un progetto europeo per una gestione dell'acqua resiliente, sostenibile e condivisa
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immagine di una risorgiva

Garantire la sicurezza idrica per le persone, gli ecosistemi e le attività economiche è una delle sfide più urgenti del nostro tempo. In questo contesto nasce Water4All – Water Security for the Planet, una grande partnership europea finanziata dal programma Horizon Europe, che promuove ricerca e innovazione per affrontare i problemi legati al cambiamento climatico, alla scarsità d’acqua e alla protezione degli ecosistemi acquatici. In questo quadro si inserisce SentinelSpringS – Springs as sentinels of climate change and sustainability of aquatic ecosystems, un progetto che riunisce sei Paesi europei – Portogallo, Malta, Italia, Francia, Polonia e Danimarca – per sviluppare un sistema di monitoraggio integrato che studia la qualità, la biodiversità e la resilienza delle sorgenti. 

In Italia, il progetto è condotto dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, in collaborazione con ENEA, e si concentra in particolare sui fontanili della Pianura Padana piemontese, ambienti unici e sempre più vulnerabili. Ne abbiamo parlato con la responsabile scientifica del progetto, Manuela Lasagna, docente di Idrogeologia e Tutela delle acque sotterranee presso il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino.

Professoressa, che cosa sono le risorgive o fontanili?

Le risorgive (o fontanili) sono sorgenti di pianura e rappresentano il punto in cui si ha l’emergenza in superficie delle acque sotterranee. Nella Pianura padana le risorgive si trovano nella zona di transizione tra l’alta e la bassa pianura, dove le differenze di pendenza del terreno e di composizione dei sedimenti favoriscono l’affioramento delle acque sotterranee. Questo fenomeno, caratteristico di tutta la pianura, dà origine a una fascia continua di sorgenti naturali nota come Fascia delle risorgive. 

cartina della fascia delle risorgive
Rappresentazione della Fascia delle risorgive della Pianura padana. [Immagine da Minelli et al. 2002]

La differenza tra risorgiva e fontanile sta nel fatto che le risorgive sono di origine strettamente naturale, e la fuoriuscita dell’acqua dal sottosuolo è legata a fenomeni geologici o topografici. Il fontanile, invece, rappresenta una sorgente dove la fuoriuscita dell’acqua è stata favorita dall’uomo. In passato, l’uomo ha imparato a riconoscere le zone dove l’acqua sotterranea era più vicina alla superficie e scavando piccole buche è riuscito a intercettala e a farla emergere più facilmente. In questo modo ha ottenuto un flusso d’acqua costante e controllato, utile per irrigare i campi, abbeverare il bestiame o alimentare mulini. Si può quindi dire che la risorgiva è un fenomeno naturalementre il fontanile è una risorgiva modificata o gestita dall’uomo. Entrambi rappresentano un aspetto tipico del paesaggio della Pianura padana, dove acqua, agricoltura e insediamenti umani si sono da sempre intrecciati in modo armonioso. La struttura tipica di un fontanile è caratterizzata dalla presenza di una testa, dove l’acqua emerge con delle polle, e un canale, in cui l’acqua scorre.

In che modo le sorgenti possono “segnalare” gli effetti del cambiamento climatico e quali sono i principali parametri monitorati?

I fontanili funzionano come sentinelle naturali del cambiamento climatico in quanto rispondono rapidamente alle variazioni di precipitazioni, temperatura dell’aria e uso del suolo, e quindi possono segnalare precocemente squilibri più ampi nel ciclo idrografico. Nel progetto SentinelSpringS, queste risposte vengono monitorate attraverso parametri fisici, idrochimici e biologici, tra cui: la portata (la quantità di acqua che sgorga nel tempo dal fontanile); la temperatura dell’acqua, sensibile alle variazioni di temperatura dell’aria; parametri chimico-fisici come conducibilità elettrolitica e isotopi stabili dell’acqua, per capire origine e tempi di ricarica delle acque; pesticidi e contaminanti, per capire l’impatto antropico sulle acque; comunità biologiche, per capire lo stato delle comunità vegetali ed animali che abitano questi ambienti. Le variazioni di questi parametri aiutano a interpretare come il clima e le attività umane influenzano le risorse idriche sotterranee e gli ecosistemi che da esse dipendono.

Perché i fontanili piemontesi rappresentano un caso di studio così significativo per la ricerca?

Nel progetto SentinelSpringS ogni partner studia e monitora una tipologia di sorgente peculiare sul proprio territorio (sorgenti carsiche in Francia, sorgenti in prossimità del mare in Portogallo…). Per quanto concerne l’Italia, si è scelto di analizzare le sorgenti di pianura (fontanili/risorgive). I fontanili piemontesi sono un caso di studio ideale perché si trovano in un’area fortemente antropizzata ma ancora ricca di biodiversità. Ciò permette di osservare in un’unica area gli effetti combinati di clima, uso agricolo, urbanizzazione e variazioni del regime idrico. Per questo motivo il Piemonte è uno dei living lab europei di SentinelSpringS, cioè un laboratorio a cielo aperto dove cittadini, ricercatori e gestori dell’acqua collaborano per monitorare e proteggere questi ambienti.

I fontanili danno vita a degli ecosistemi unici, cosa li caratterizza?

Attorno ai fontanili si sviluppano ecosistemi estremamente ricchi, veri e propri hotspot di biodiversità in pianura. L’acqua ha una temperatura all'incirca costante durante tutto l'anno ed è ricca di ossigeno: condizioni ideali per specie rare e sensibili, sia animali, sia vegetali. Oltre al valore ecologico, i fontanili offrono servizi ecosistemici essenziali: ricaricano le falde, migliorano la qualità dell’acqua, sostengono l’agricoltura, mitigano le ondate di calore e offrono spazi naturali fruibili per l’educazione ambientale e il benessere delle comunità locali.

Quali strumenti fornirà la ricerca per migliorare la gestione delle risorse idriche e promuovere la tutela della salute delle acque?

Il protocollo elaborato dal progetto permetterà di uniformare la raccolta dei dati e di confrontare in modo coerente le informazioni provenienti da diverse sorgenti in diversi contesti ambientali europei, offrendo così una solida base scientifica comune per la tutela e la gestione sostenibile delle acque sotterranee in ambienti sorgivi. Parallelamente prevede di integrare e condividere in tempo reale i dati su sorgenti e fontanili, rendendoli disponibili in open access attraverso infrastrutture digitali europee come EGDI (European Geological Data Infrastructure). In questo modo, i risultati della ricerca saranno accessibili a ricercatori, enti gestori, decisori politici e cittadini, promuovendo una gestione delle risorse idriche fondata su conoscenza, trasparenza e cooperazione internazionale. Inoltre sono previste attività di citizen science pensate per coinvolgere comunità, scuole e amministrazioni nella conoscenza e tutela delle acque perché l’obiettivo del progetto è proprio trasformare la ricerca scientifica in strumenti concreti e partecipativi per una gestione dell’acqua più resiliente, sostenibile e condivisa.