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Pasolini secondo Sanguineti: a 50 anni dalla morte un confronto mai sopito

Nonostante la distanza tra i due, l'attenzione del poeta genovese per l'opera e la lingua del grande scrittore e regista ucciso nel 1975 è costante, tanto da citarlo in svariate attestazioni nella sua inimitabile Wunderkammer
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Pier Paolo Pasolini

Nell’approssimarsi del cinquantenario della morte di Pier Paolo Pasolini molte autorevoli voci hanno ribadito l’attualità e la drammatica consapevolezza che caratterizzarono la sua opera. A questa condivisa percezione si può aggiungere qualche nota inedita dai materiali archivistici del Centro Interuniversitario Edoardo Sanguineti, partendo proprio da un autore come Sanguineti che espresse più volte – semplicisticamente e quindi provocatoriamente – la sua distanza da Pasolini, arrivando a definirlo “un reazionario spaventoso” (Del '900 butto Pasolini e i Beatles e tengo Gozzano e i Rolling Stones, intervista di Paola Zanuttini su Il Venerdì di Repubblica, 29 maggio 2009). 

Ma le cose stanno davvero così? Un piccolo contributo per mettere a fuoco i rapporti fra due degli autori più significativi del Novecento può venirci dal verificare che l’attenzione di Sanguineti verso Pasolini è costante e si cristallizza, anche, in una delle teche della Wunderkammer, quell’archivio lessicografico d’autore in cui il lessicomane Sanguineti raccolse, rigorosamente battute a macchina, settantamila schede e più di ottomila ritagli di giornale.

Titolare di una rara scheda fonte (per una sola delle tante opere citate, fig. 1), Pasolini è presente nella Wunderkammer con ben centoventinove attestazioni di lemmi singoli e ottanta retrodatazioni, ma nei ritagli di giornale troviamo anche indizi che attestano un interesse al mondo pasoliniano in senso ampio. È il caso di un articolo (fig. 2) comparso sul Corriere della sera del 21 maggio 2003 a firma di Franco Cordelli che recensisce Voice, lo spettacolo tratto da Petrolio – da cui Sanguineti riesce, ça va sans dire, a estrarre nuove attestazioni.

E da Petrolio, nella prima edizione (Einaudi) a cura di Maria Careri e Graziella Chiarcossi, con una nota di Aurelio Roncaglia, Sanguineti ricava nove lemmi di vario ambito (approssimatività, assiologicamente, attribuzionistico, bifolcamente, inoggettivamente, mappizzazione, riammosciare, riprospettare, riromanizzare), mentre uno proviene dall’edizione a cura di Walter Siti ed è quel pratone del titolo di uno dei frammenti più complessi del romanzo: “pratone non registrato; P.P. Pasolini, Petrolio av. 1975, in Romanzi e racconti, II, p. 1399: ‘Il pratone della Casilina’”.

Colpisce subito il dato che il poeta Sanguineti non spogli il poeta Pasolini: tutte le schede in nostro possesso provengono da testi in prosa, forse perché, come scrive nei Prolegomena che introducono il Supplemento 2004, da lui diretto, del Grande Dizionario della Lingua Italiana (Utet), “il poetese ha una politica di rifiuto e di interdetto nei confronti del prosastico”. Emerge anche una certa predilezione per determinati argomenti, primo fra tutti il comune interesse per il cinema: la scheda cinèma (fig. 3) è tutta pasolinana e il lemma viene inserito nel Supplemento 2004, ora consultabile nello Scaffale digitale dell’Accademia della Crusca. Sorte analoga tocca a cinelingua (fig. 4) che ispira al poeta genovese anche PPP e la cinelingua, un articolo uscito su l'Unità il 28 agosto 1988, in occasione della retrospettiva sul cinema di Pasolini alla XLV Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (fig. 5).

Fig. 1 Scheda fonte del Fondo lessicografico - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 1 Scheda fonte - Fondo lessicografico - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 2 Ritaglio dal Fondo Lessicografico con evidenziati i lemmi pseudocittà e grotowskiano - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 2 Ritaglio dal Fondo Lessicografico con evidenziati i lemmi pseudocittà e grotowskiano - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 3 scheda lessicografica cinèma - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 3 Scheda cinèma - Fondo lessicografico - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 4 scheda cinelingua – Fondo Lessicografico - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 4 Scheda cinelingua – Fondo Lessicografico - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 5 E. Sanguineti, PPP e la cinelingua, «L’Unità», 28 agosto 1988 – Fondo Eredi - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti
Fig. 5 E. Sanguineti, PPP e la cinelingua, «L’Unità», 28 agosto 1988 – Fondo Eredi - Centro interuniversitario Edoardo Sanguineti

Ma il testo pasoliniano che Sanguineti predilige nello spoglio è I film degli altri, a cura di T. Kezich – e infatti una copia del volume è conservata in Magazzino Sanguineti presso la Biblioteca Universitaria di Genova, che ospita la biblioteca del poeta. Da questa raccolta sono individuate ben quarantuno attestazioni, molte acquisite per attestare termini che andranno ad arricchire i due Supplementi del Grande Dizionario della Lingua Italiana

Il poeta genovese pare concentrarsi su film e autori che lo interessano e che non necessariamente piacciono a Pasolini: disordinatamente Aleksandr Nevskij di Ejzenštein, Rocco e i suoi fratelli di Visconti, Amarcord e La dolce vita di Fellini, Effetto notte di Truffaut, Sussurri e grida di Bergman, La grande abbuffata di Ferreri. Su Ejzenštein, certo, i due non potevano trovarsi d’accordo, dal momento che Pasolini esordisce affermando di essere “uno dei pochi intellettuali che non amano Ejzenštein” (anche se le note puntuali attenuano l’assolutezza di questa affermazione), mentre Sanguineti, proprio in un seminario tenuto al Dams di Torino nel 2004 – e ora trascritto in Un poeta al cinema, a cura di F. Prono e C. Allasia, per i tipi di Bonanno – lo aveva indicato come uno dei quattro registi fondamentali nella storia del cinema, insieme a Luis Buñuel, Jean-Luc Godard e Lars von Trier. 

I lemmi ricavati in ambito strettamente cinematografico in realtà non sono molti, anche se tutti migreranno nei Supplementi: felliniano, godardiano e postgodardiano. Ben presto infatti ci si rende conto che Sanguineti interroga queste e altre pagine di Pasolini per trovarvi parole che nella maggior parte dei casi certificano la sua capacità di interpretare il presente con uno sguardo nient’affatto ottimista sul futuro. E non sono quelle che Claudio Marazzini, nel suo L’ordine delle parole (il Mulino, 2009) definisce occasionalismi, cioè coniazioni più o meno estemporanee, destinate a vita effimera, ma sono neologismi che acquisiranno sempre maggior peso e suonano alle nostre orecchie dotati di una forte carica intrinseca, come nel caso, un esempio fra molti, di non-residente, inserito nel Supplemento 2009:

non-residente manca al GDLI e al PF; P.P. Pasolini, "Rocco e i suoi fratelli" (1960), in I film degli altri, p. 69: ”sul problema dei non-residenti romani, ossia su Rocco e fratelli che vivono a decine, a centinaia nelle borgate non bisogna sul piano politico essere ottimisti nel senso facile e sentimentale della parola”

Lo stesso vale per altri lemmi che toccano le arti (translinguistico), la letteratura (gergalità), l’evoluzione sociale (lottizzatore, non inserito). Sanguineti si serve di Pasolini anche per attestare parole che tutti conoscono ma che non sono mai entrate, fino a quel momento, in un dizionario non dialettale: è il caso di farlocco, inserito solo nel Supplemento 2004:

farlocco manca al GDLI e al PF; vedi Ferrero; vedi Pasolini, Ragazzi di vita; P.P. Pasolini, "Ostia" e il regista di borgate (1970), in I film degli altri, p. 102: “di qua sono io, povero, che conosco il vero mondo, il mondo dei malandrini, dei dritti, della malavita, dell'onore; di là sei tu, ricco, poveretto, che del mondo non sai nulla, che sei un farlocco, buono per essere derubato, se capita”;

Risulta evidente, da questi pochi esempi, come nelle centoventinove attestazioni pasoliniane, Sanguineti – che applica, come scrive lui stesso nei Prolegomena, “l’arte del ben citare” – interroghi le pagine di un autore che in realtà ha per lui ben altro peso di quanto sveltamente dichiarato. Non a caso, infatti, Sanguineti lo inserirà in quella summa del «secolo interminabile» che è l’Atlante del Novecento italiano (Manni, 2001), come lo aveva già collocato nel 1969 nelle celebre antologia einaudiana Poesia del Novecento. L’obiettivo è quello di scongiurare quanto Enrico Testa denuncia, nel suo recentissimo Pronomi (Einaudi, 2025): “tra i tanti crimini di cui è teatro il mondo, c’è anche il crimine delle parole; che vengono uccise in più modi”. Sanguineti riconosce cioè, nei fatti, la capacità evidente di Pasolini di stabilire e soprattutto rafforzare quel nesso fra ideologia e linguaggio che tiene le parole ancorate alla realtà e impedisce loro di svuotarsi, perdere significato e morire.