Perché l’agroecologia è una alternativa necessaria per affrontare la crisi climatica
Studia i movimenti e i conflitti sociali da una prospettiva di genere e decoloniale e attualmente si sta concentrando sulle tematiche legate all’agroecologia, ai sistemi alimentari e alla crisi climatica. Verónica Soto Pimentel, sociologa e filosofa di origine cilena, PhD in scienze sociali, per due anni svilupperà all’Università di Torino il progetto KAFA.UTT Proposte di movimento sociale per sistemi alimentari sostenibili. Ha vissuto gli ultimi dodici anni in Argentina, lavorando come ricercatrice e come professoressa alla Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales (FLACSO). KAFA.UTT è un progetto finanziato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo nell'ambito del bando TRAPEZIO “Paving the way to research excellence and talent attraction”, rivolto ai ricercatori e ricercatrici insigniti del Seal of Excellence Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) nel 2023 per sviluppare le loro proposte in un istituto in Piemonte o Liguria. KAFA.UTT verrà sviluppato al Dipartimento di Culture, Politica e Società sotto la supervisione del professor Egidio Dansero.
Di cosa si occupa e quali sono gli obiettivi del progetto di ricerca KAFA.UTT?
Si iscrive nella profonda contraddizione dell’attuale modello alimentare egemonico, l’agroindustria. Seppur vitale per la sopravvivenza umana, costituisce uno dei primi vettori del cambiamento climatico, mettendo a rischio le condizioni di possibilità dell’agricoltura, della sicurezza alimentare e della vita stessa sulla Terra. Per questo, KAFA.UTT parte dalla consapevolezza che sia urgente transitare verso sistemi alimentari alternativi che siano ecologicamente, socialmente, economicamente e politicamente sostenibili. L’obiettivo è esaminare le innovazioni dei Movimenti Sociali Agroecologici (MSA) in Argentina e in Italia per costruire sistemi alimentari sostenibili basati sull’agroecologia, la sovranità alimentare e l'accesso alla terra. Da un approccio decoloniale e di genere, cerca di identificare le conoscenze che queste organizzazioni utilizzano per sviluppare sistemi alimentari agroecologici. Inoltre, analizza in che misura queste conoscenze incorporano una prospettiva di genere e descrive quali di queste sono promosse dalle donne. Infine, indaga anche la percezione delle donne su come il genere influenzi l’utilizzo e la creazione delle conoscenze agroecologiche.
Perché il sistema alimentare è così centrale in termini di sostenibilità e di risposta alla crisi climatica?
Sistemi alimentari e crisi climatica sono due fenomeni interdipendenti: il tipo di gestione dei primi determina una relazione armoniosa oppure nociva con la seconda, in quanto incidono sugli ecosistemi e sui loro strumenti naturali per regolare la temperatura terrestre. Inoltre, il clima e i suoi eventi influenzano la capacità produttiva e distributiva dei sistemi alimentari. L'agroindustria è responsabile di circa un terzo dei gas serra emessi globalmente, uno dei principali fattori che spiegano il riscaldamento climatico. Questi gas sono prodotti dall’uso di input (fertilizzanti chimici o combustibili fossili), dai cambiamenti nell'uso del suolo, dalla conversione di foreste e di paludi in terreni agricoli e dalle attività della filiera. L'espansione dell'agroindustria danneggia la biodiversità e compromette la capacità degli ecosistemi di mitigare e adattarsi al cambiamento climatico, eliminando i serbatoi naturali di gas serra. Si tratta di un modello inquinante che compromette sia la salute delle persone sia gli ecosistemi acquatici e terrestri. Parallelamente, gli eventi climatici estremi prodotti dal riscaldamento globale, come le siccità, le inondazioni e le ondate di calore, distruggono il suolo, l’acqua e persino il cibo. L’agroindustria è una bomba ad orologeria: intensifica la crisi climatica e allo stesso tempo distrugge i fattori che permettono di affrontarla. Per risolvere questo problema è fondamentale pensare a sistemi alimentari sostenibili che abbiano come priorità quella di ristabilire una relazione di armonia tra natura e umanità. Una alternativa è l’agroecologia.
Di cosa parliamo quando parliamo di agroecologia?
Sebbene non ci sia un'unica definizione di agroecologia, c’è un punto che le accomuna: è un’alternativa plausibile per affrontare la crisi climatica. KAFA.UTT adotta una definizione politica di agroecologia che parte da una critica strutturale all’agroindustria per proporre un sistema alimentare olistico, basato sulla sostenibilità ecologica, sociale, economica e culturale, attraverso la ricostituzione di una relazione armoniosa tra persone e natura e una profonda valorizzazione di chi produce il nostro cibo. Questo non significa solo produrre senza agrochimici, bensì trasformare tutti i processi che vanno dal campo al tavolo. Alcune delle trasformazioni più importanti sono l'introduzione di bio-input e di biodiversità nelle coltivazioni, fattori chiave per la regolazione climatica e la restaurazione ecologica e per ottenere una produzione di cibo vario, nutritivo, sano e non inquinato. Un altro punto è cambiare la scala di produzione dalla logica esportatrice agroindustriale a quella dell’autoconsumo e dei mercati locali, riducendo le filiere e avvicinando produttori e consumatori. Per farlo, si devono rispettare le condizioni climatiche, culturali e territoriali dove si trovano le coltivazioni, e si devono recuperare le conoscenze de* contadin* per articolarle con quelle de* scienziat*. La sovranità alimentare è un altro pilastro che guida l'agroecologia, e che è stata promossa da La Via Campesina. Significa garantire il diritto delle persone e delle nazioni a controllare i sistemi alimentari e a un cibo nutriente e sostenibile. Questo approccio include la ricerca di prezzi trasparenti e giusti, dove contadin* sono retribuiti affinché abbiano stabilità economica e una vita degna, e consumator* accedano con i loro stipendi a un cibo sano e di qualità. Infine, tra le preoccupazioni dell'agroecologia c’è l’accesso alla terra, perché l’incertezza sulla sua proprietà o la sua appropriazione da parte delle corporazioni agroindustriali mette a rischio i progetti di transizione agroecologica.
Quali sono le principali differenze e quali le similitudini tra i movimenti agroecologici argentini e italiani?
Questa è una domanda a cui speriamo di rispondere attraverso la ricerca. Per ora, possiamo soltanto sollevare alcuni interrogativi per eventuali confronti fra le due realità. Cercheremo di osservare se determinati fattori producono differenze o similitudini rilevanti nelle cause che hanno promosso la transizione di questi movimenti all’agroecologia e all’integrazione di una prospettiva di genere. Tra questi fattori possiamo stabilire: il livello di sviluppo di ogni nazione; il tipo di movimento agroecologico e la sua composizione rurale oppure urbana; le reti che stabiliscono con altri attori politici, sociali e pubblici; e le risorse culturali e materiali dei movimenti.
In che modo questi movimenti contribuiscono alla costruzione di sistemi alimentari sostenibili? E perché è importante costruire reti?
I MSA sono organizzazioni politiche per trasformare radicalmente i sistemi alimentari. Il loro carattere di movimento viene dal fatto che le pratiche utilizzate trascendono l’ambito dell'orto per raggiungere tutti processi e gli attori che partecipano al sistema del cibo. In questo senso, queste pratiche, per una parte, contribuiscono a mitigare i cambiamenti climatici e ad adattarsi ad essi. Inoltre, queste organizzazioni hanno un ruolo fondamentale nel ridurre la distanza che l’agroindustria ha prodotto tra consumator* e produttor*. Conoscere ed essere consapevoli di come il cibo viene prodotto, di chi lo produce, di come si produce e con quali fini, permette di comprendere l’impatto sugli ecosistemi e sulla crisi climatica e di ritrovare un rapporto con la natura, da cui siamo stati separati a causa dell'industrializzazione e della modernizzazione dei sistemi alimentari, ma a cui apparteniamo. Iniziative come l’acquisto diretto di cibo e a prezzi giusti, manifestazioni per dare visibilità alla produzione agroecologica o azioni di educazione a* cittadin*, sono strategie che i MSA implementano per generare cambiamento, che si rafforza quando si sviluppano in reti. Per esempio, per quanto riguarda il caso argentino, l’Union de Trabajadores de la Tierra ha magazzini di verdura e frutta agroecologica nei principali centri urbani. È uno spazio per l’educazione civica dove si spiega cosa è l’agroecologia, la filiera e come i prezzi vengono formati e il cibo prodotto. Frequentemente si organizzano i verdurazos, azioni pubbliche dove si regala o si vende cibo a prezzo ridotto per dimostrare che è possibile offrire prodotti freschi e sani a prezzi giusti. Insieme ad altre organizzazioni, l’Union de Trabajadores de la Tierra ha partecipato al disegno di legge per l'accesso alla terra, presentato in diverse occasioni in Parlamento. Al proposito, è fondamentale un lavoro in rete per incidere nelle politiche pubbliche.
Quanto è rilevante la prospettiva di genere all’interno dei movimenti agroecologici che studierà?
L'assunzione di un approccio di genere all’interno dei MSA è centrale poiché la sua mancanza può mantenere le disuguaglianze tra uomini e donne, può riprodurle o addirittura peggiorarle. Pensiamo, ad esempio, all’accesso alla terra, dove le donne hanno più difficoltà degli uomini per acquisirla, sia perché non soddisfano i requisiti per ottenere un credito, a causa di vulnus nei loro percorsi lavorativi (generalmente in quanto principali responsabili della cura familiare), o perché, in ragione della loro condizione di donna, non sono prese in considerazione per un contratto d'affitto. D’altra parte, sono le responsabili principali delle cure, il che può impedire che assistano ai processi di formazione agroecologici. Quindi, un progetto che non considera queste realtà esclude le donne e riproduce la loro condizione di subordinazione. Ciò che è più importante è che per molte di loro l’agroecologia significa autonomia economica e uscita da rapporti di violenza. La loro esclusione, quindi, produrebbe una doppia discriminazione, aumentando persino il rischio di femminicidi. Nel caso dei movimenti agroecologici, generalmente, l’agenda femminile non nasce automaticamente. Questa arriva quando le donne diventano consapevoli della propria esclusione dalle decisioni collettive e dai benefici dell’agroecologia, o quando soffrono violenza fisica, psicologica o politica all'interno dell'organizzazione. Ciò ha portato alla creazione di spazi per affrontare queste tematiche, prevenirle e trasformarle. In altri casi, invece, l’agroecologia è stata sviluppata dalle donne per raggiungere autonomia economica, proteggersi dall'inquinamento per uso di agrochimici e per migliorare la condizione di vita.
Quali risultati si augura di raggiungere e attraverso quale metodologia?
Aspettiamo di avere una sistematizzazione delle conoscenze che due MSA utilizzano e creano per argomentare le innovazioni per transitare all’agroecologia: l’Union de Trabajadores de la Tierra in Argentina e Slow Food in Italia. Con “conoscenze” intendo i concetti che danno significato, sia materialmente che simbolicamente, ai pilastri fondamentali dell’agroecologia. Inoltre, spero di stabilire quello che Marta Rivera Ferre definisce la distribuzione della conoscenza secondo il genere, e se e come in questi processi di costruzione epistemologica s’integra questo approccio. Si osserverà, inoltre, se la problematizzazione del genere decostruisce e ricostruisce le basi della agroecologia come progetto politico dell'organizzazione. Per perseguire questi obiettivi, sarà utilizzata una metodologia qualitativa basata sulla triangolazione intra-metodo, combinando tre strumenti di raccolta dati: etnografia digitale sulle reti sociali dei movimenti, analisi dei contenuti delle loro produzioni scritte e interviste approfondite a referenti e donne dei movimenti. Le conoscenze agroecologiche e la loro distribuzione di genere si esaminano diacronicamente e dal punto di vista dei protagonisti, dato che questi due elementi sono stati parte di un processo d’assunzione influenzato da circostanze specifiche nel tempo e nel territorio.
E come potranno essere utili anche alle politiche pubbliche?
Rendere visibili le conoscenze che costruiscono i MSA significa valutare e legittimare il loro apporto al dibattito su politiche alimentari. Perciò, questo progetto assume la prospettiva decoloniale, la quale cerca di sfumare i confini che una parte dell'accademia e delle politiche pubbliche hanno alzato tra le conoscenze de* espert* o de* scienziat* e quelle dei movimenti sociali. Questo approccio rifiuta la riduzione dei movimenti sociali a meri oggetti di studio per legittimarli come soggetti che costruiscono conoscenze valide per contribuire al dibattito scientifico e di politica pubblica sulle alternative alla crisi climatica e alimentare. Durante questi due anni di ricerca, quindi, cercheremo di approfondire strategie di diffusione dei risultati per rendere visibile l’apporto di questi movimenti alla transizione climatica e per promuovere l’inserimento dele istanze nell’agenda pubblica.