Una Babele di Semi: quando lo scambio diventa autodeterminazione
Ogni anno, la prima domenica di febbraio, la Cascina Roccafranca di Torino ospita Una Babele di Semi, giornata dedicata allo scambio di semi, saperi e pratiche agricole organizzata dall’ASCI – Associazione di Solidarietà alla Campagna Italiana. Un appuntamento ormai di riferimento per chi si occupa di agricoltura contadina, biodiversità e autoproduzione, ma anche per chi desidera riscoprire un rapporto più consapevole con il cibo e con il territorio.
L’evento si configura come uno spazio comunitario fondato sull’economia del dono e sulla reciprocità. Qui non si compra e non si vende: si condividono semi, marze, piante, bulbi e pasta madre, tutti provenienti da autoproduzioni. Lo scambio avviene in piccole quantità, con l’impegno, da parte di chi riceve, a riprodurre il materiale localmente, favorendone l’adattamento al contesto ambientale e la conservazione nel tempo.
Al centro della giornata non ci sono soltanto le sementi, ma anche – e soprattutto – i saperi che le accompagnano. Ogni varietà condivisa porta con sé informazioni sulle sue caratteristiche e sulle modalità di coltivazione. La biodiversità agricola, infatti, non riguarda solo la varietà genetica delle piante, ma anche il patrimonio di conoscenze che le rende vive e produttive. Tutto il materiale scambiato è in pubblico dominio, non soggetto a diritti di proprietà intellettuale: un gesto concreto che rivendica la tutela delle sementi come bene comune.
Oltre allo scambio, Una Babele di Semi ospita incontri informativi e momenti di approfondimento dedicati all’agricoltura biologica ed ecosostenibile. Agricoltori locali e internazionali, produttori familiari, attivisti e cittadinanza si confrontano su pratiche e visioni alternative ai modelli agroindustriali standardizzati.
In questo contesto si inserisce il concetto di autodeterminazione alimentare: la possibilità per le comunità di decidere come produrre, scambiare e custodire il proprio cibo, sottraendolo a logiche di mercato estrattive. Autodeterminazione significa valorizzazione dei saperi locali, rispetto delle vocazioni ambientali e culturali dei territori e accesso a un cibo autentico ed economicamente sostenibile.
“La Babele di Semi stravolge l’immaginario comune e si reinterpreta”, spiega Cristiana Peano docente al Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari. “Diventa un’azione collettiva caratterizzata da pluralità ed eterogeneità, che assumono un valore positivo e generativo per la comunità stessa. La ricchezza di linguaggi e di saperi si unisce alla varietà degli elementi scambiati, formando un insieme che vale più della somma delle sue parti. Spesso nei miei viaggi in Africa, all’ interno delle progettualità del CISAO , ho assistito a pratiche di conservazione e scambio di semi, pratiche collettive che diventano quindi il vero motore dell’autodeterminazione alimentare locale che, a sua volta, rafforza la collettività in un rapporto mutuale di influenza positiva. Un atto autentico che rappresenta la conditio sine qua non della sovranità alimentare. Per una comunità è di fatto indispensabile, per sottrarsi alle logiche già citate e diventare un attore attivo, potersi autodeterminare mettendo al centro il diritto ad un cibo autentico, economicamente accessibile e che possa rispettare la vocazionalità ambientale e culturale del territorio".
Rigenerazione – Living Corridor
All’interno di questa cornice, il progetto Rigenerazione – Living Corridor ha preso parte alla giornata, contribuendo con semi e saperi provenienti dall’Orto della Scuola di Management ed Economia, uno spazio verde rigenerato nel campus universitario degli ex Poveri Vecchi. La partecipazione si inserisce coerentemente nel percorso del Living Corridor, che promuove pratiche di rigenerazione ecologica e sociale attraverso l’agricoltura urbana, la tutela della biodiversità e la costruzione di comunità inclusive.
Ispirato ai principi dell’European New Bauhaus – sostenibilità ambientale, inclusione sociale e qualità degli spazi di vita – il progetto ha trasformato un’area precedentemente in stato di abbandono in uno spazio aperto alla comunità, fondato su economia circolare, cura condivisa e autoproduzione.
Attraverso orticoltura urbana, manutenzione partecipata del verde, laboratori di benessere e momenti di scambio di saperi, il Living Corridor propone un modello di sostenibilità concreta, in cui il valore nasce dalle relazioni, dalla manualità e dall’uso responsabile delle risorse. Lo spazio diventa così luogo di sperimentazione, apprendimento e dialogo tra università e territorio.
Durante l’anno, il progetto organizza attività settimanali e periodiche aperte a studenti, residenti del quartiere, anziani e persone con disabilità, in collaborazione con le associazioni Mandala e La Perla. Tra le iniziative: orticoltura condivisa, laboratori di giardinaggio, pratiche olistiche di benessere psicofisico e incontri pubblici.
Le attività sono aperte e accessibili a tutta la comunità. È possibile informarsi e partecipare attraverso la pagina Instagram @rigenerazione2025 e la community Telegram @Orto alla SME. Tra gli appuntamenti ricorrenti: la sessione di Do-in ogni lunedì alle ore 16; rilassamento guidato il lunedì e il giovedì alle ore 10; massaggi shiatsu ogni mercoledì; risveglio energetico il sabato alle ore 10.
Dalla Babele di Semi all’Orto della SME, la biodiversità non è solo un principio astratto, ma una pratica quotidiana. Una pratica che intreccia semi e relazioni, territori e università, conoscenze locali e prospettive globali. Coltivare insieme diventa così un atto culturale e politico, capace di generare comunità e futuro.