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Vth Floor Association, un esempio di diplomazia scientifica

Una collaborazione tra giovani scienziati di scienze agrarie, nata a inizio anni Ottanta in seno all’International Agricultural Center e continuata fino a oggi, dimostra come le esperienze internazionali siano un vero e proprio lievito per relazioni umane
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Articolo di con Katharina Scholz, Kathy Lefevere, Rui Cortes, Michael Papadimitriou e David Onstad
4 min
Foto di gruppo alla fermata dell'autobus (1981)
Foto di gruppo alla fermata dell'autobus (1981)

Nei ruggenti (almeno per noi) primi anni 1980, chi come dottorando di ricerca chi come post-doc, abbiamo invaso pacificamente l'Università di Wageningen (WA, ora WUR) nei Paesi Bassi. Più che un semplice stage, è stata una vera e propria full-immersion nella vita. Eravamo un'armata Brancaleone di giovani cervelli (o aspiranti tali) sbarcati da ogni angolo del globo, ognuno barricato nel suo laboratorio a trafficare con pomodori, garofani e DNA.

La base operativa? Il mitico quinto piano dell'International Agricultural Center (IAC), un porto franco dove le porte (e le menti) erano sempre spalancate e le feste molto frequenti. Le giornate erano un'alternanza di esperimenti (più o meno riusciti) e pasti frugali al ristorante IAC. Ma la scintilla scattava alle ore 21 al bar dell'ultimo piano, ribattezzato scherzosamente “la Biblioteca”: lì iniziava la vera vita. In una città che all'epoca sembrava sonnecchiare, con la movida paragonabile a quella di un monastero trappista, d'estate, sfruttando le giornate infinite, ci lanciavamo in epiche pedalate lungo il Reno, traghettando il fiume con un battello degno di Caronte. Grazie all'efficientissimo sistema di trasporti olandese, esplorare il paese era un gioco da ragazzi. La bicicletta, la nostra fedele destriera.

Tornati in patria, dopo avere fondato la Vth Floor Association, ognuno ha preso la sua strada, ma sempre con un passaporto internazionale nel cuore. Tra noi spiccavano luminari del settore orticolo: Zofia Szeitchtenberg (Polonia), Grazyna Englund (Polonia/Norvegia), Angelica Bianu (Romania), Alexandridis Christos e Michael Papadimitriou (Grecia). Il fronte entomologico era presidiato da David Onstad (USA), Kathy Lefevere (Belgio/Australia) e Marcelino Freyre (Argentina). E poi, figure eclettiche come Rui Cortes (ingegnere forestale dal Portogallo), Antonina Wasilewska (fisica polacca), Katharina Scholz (nutrizionista, anima teutonica) e Lodovica Gullino (fitopatologa torinese). Solo Clara Marcucci, che si occupava di colture arboree, è rimasta in Olanda per ragioni personali, ma sempre parte della "famiglia".

Salutata l'Olanda, ci siamo ripromessi di non perderci di vista. Detto, fatto. Negli anni, alcuni si sono incrociati per convegni e perfino progetti. Tutti, temprati dall'esperienza olandese, abbiamo portato avanti le nostre carriere in contesti internazionali. E grazie al supporto dell'IAC, nel 1984 abbiamo persino organizzato un piccolo Workshop a Wageningen. Nei primi anni, una newsletter (grazie all'abnegazione di David) ci teneva aggiornati su carriere e aneddoti.

Avevamo in programma un raduno per il nostro quarantesimo anniversario, ma il Covid ci ha messo i bastoni tra le ruote, rimandando il tutto al 2023. Finalmente, un manipolo di eroi si è ritrovato a Berlino. In un battibaleno, l'atmosfera è tornata quella del 1980. E nel giugno 2025, ci siamo dati appuntamento a Torino, per un'altra immersione in amicizia e allegria, scoprendo una città vibrante e accogliente. Certo, qualche capello bianco in più si nota, ma lo spirito è rimasto quello di sempre. E non possiamo che essere grati a chi ha reso possibile i nostri soggiorni all'estero (nel mio caso, il Consiglio Nazionale delle Ricerche) e l'Università di Wageningen, che ci ha fornito gli strumenti per costruire il nostro futuro e coltivare un'amicizia che dura nel tempo.

La nostra storia, raccontata attraverso Otto, è un piccolo esempio di diplomazia scientifica. Un caso studio che dimostra come le esperienze internazionali, soprattutto se vissute in gioventù, siano un vero e proprio lievito per relazioni umane durature. La diplomazia scientifica, come la intendiamo noi, è cruciale nel mondo di oggi. Le collaborazioni che abbiamo stretto, fondate sulla passione per le scienze agrarie, hanno abbattuto muri culturali e politici. In un mondo interconnesso ma spesso diviso, questi legami sono ponti vitali per la comprensione e la cooperazione. Il nostro focus sulle scienze agrarie sottolinea poi un aspetto fondamentale della diplomazia scientifica. Affrontare sfide globali come la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico e la sostenibilità richiede un impegno corale. Le nostre competenze in orticoltura, frutticoltura, patologia vegetale, entomologia e altre discipline agrarie ci hanno permesso (e ci permettono tuttora) di dare il nostro contributo nella ricerca di soluzioni innovative e nella promozione di pratiche agricole sostenibili. In tempi in cui l’agricoltura ha assunto una sempre maggiore importanza. 

Chi ha vissuto esperienze come la nostra non vedrebbe mai l'interruzione di relazioni scientifiche tra paesi come una soluzione. Anzi, i ricercatori, capaci di superare divergenze personali, sono i migliori ambasciatori di scienza e di pace. La nostra Vth Floor Association? Ha ancora tanta energia da vendere. 

Il gruppo nel 1984 alla prima reunion
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L'incontro a Berlino (2023)
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Un momento torinese a tavola (2025)
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