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Come personalità ed emozioni influenzano le relazioni e favoriscono atteggiamenti vendicativi

Uno studio dell’Università di Torino su oltre 1.500 persone mostra come le difficoltà nel riconoscere e comprendere le emozioni siano associate a relazioni più fragili e a una maggiore tolleranza verso comportamenti violenti
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violenza di genere

Comprendere le emozioni proprie e quelle altrui può fare la differenza non solo nella qualità delle relazioni sentimentali, ma anche nella prevenzione della violenza di genere. È quanto emerge da una ricerca coordinata dalla prof.ssa Georgia Zara del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, realizzata in collaborazione con i proff. Lorys Castelli e Franco Freilone del Dipartimento di Psicologia e le ricercatrici dott.sse Marialaura Di Tella, Agata Benfante e Sara Veggi dell’Ateneo torinese ed esperti internazionali. Lo studio ha analizzato come alcune caratteristiche della personalità e la capacità di comprendere le emozioni influenzino le relazioni sentimentali e gli atteggiamenti verso la violenza sessuale vendicativa.

La ricerca, basata sulle risposte di oltre 1.500 persone della popolazione italiana, si articola in tre paper scientifici distinti, sviluppati nell’ambito del progetto «PERSEO – Personality, Emotions and Relationships that are Sexually and Emotionally Offensive» e pubblicati sulle riviste internazionali Current Research in Behavioral Sciences, Heliyon e BJPsych Open.

I ricercatori hanno esaminato: alcuni tratti di personalità definiti “Tetrade Oscura” (psicopatia, Machiavellismo, narcisismo e sadismo sottile) associati a manipolazione, freddezza emotiva e scarso coinvolgimento affettivo; la capacità di riconoscere e comprendere le emozioni proprie e degli altri (alessitimia ed empatia); le attitudini a diversi stili di amore; gli atteggiamenti che possono giustificare forme di violenza sessuale all’interno delle relazioni intime, in particolare l’idea dello “stupro vendicativo”, cioè una risposta vendicativa e punitiva nei confronti della donna se coinvolta in situazioni che socialmente e culturalmente vengono giudicate trasgressioni sessuali.

L’obiettivo era capire come personalità ed emozioni interagiscono nel favorire relazioni sane oppure dinamiche relazionali problematiche e violente. La ricerca si è sviluppata in tre analisi principali:

Empatia ed emozioni

Il primo studio (Wandering in the darkness of personality: Empathy, alexithymia and their relationship to the Dark Tetrad) ha mostrato che le persone con tratti più marcati della Tetrade Oscura tendono ad avere maggiori difficoltà a identificare e descrivere le proprie emozioni (alessitimia). Questa difficoltà riduce la capacità empatica, cioè la comprensione del punto di vista e della sofferenza altrui. L’alessitimia, infatti, è risultata un mediatore significativo nella relazione tra alcuni tratti della Tetrade Oscura (psicopatia, Machiavellismo, sadismo) e l’empatia stessa.

Relazioni sentimentali e differenze di genere

Il secondo studio (Love actually: Is relationship status associated with dark triad personality traits and attitudes towards love?) ha evidenziato due aspetti significativi: gli uomini riportavano mediamente livelli più elevati dei tratti della cosiddetta Triade Oscura (psicopatia, Machiavellismo e narcisismo). Analizzando invece le persone impegnate in una relazione stabile, i risultati suggeriscono livelli più bassi di questi tratti rispetto alle persone single. Secondo il gruppo di ricerca, caratteristiche come manipolatività e scarso coinvolgimento emotivo possono rendere più difficile costruire e mantenere relazioni durature.

Empatia e atteggiamenti verso la violenza sessuale

Il terzo studio (Dark Tetrad personality traits and attitudes supportive of vindictive rape: mediating role of empathy) ha rilevato che una minore empatia è associata alla presenza di tratti della Tetrade Oscura e ad una maggiore accettazione di atteggiamenti punitivi e vendicativi nelle relazioni intime. In altre parole, quando diminuisce la capacità di comprendere la sofferenza dell’altra persona, aumenta il rischio di giustificare comportamenti violenti.

Uno dei risultati più rilevanti riguarda proprio il ruolo dell’empatia, che emerge come fattore chiave di protezione. Le persone con minore capacità di immedesimarsi negli altri tendono più facilmente a distanziarsi moralmente dalla vittima e a considerare accettabili alcune forme di violenza. Al contrario, sviluppare competenze emotive e relazionali può ridurre tali rischi.

Interessante anche il caso del narcisismo: questo tratto non risulta direttamente collegato alla riduzione dell’empatia né agli atteggiamenti favorevoli lo stupro vendicativo, suggerendo che nelle relazioni intime il narcisismo operi attraverso dinamiche diverse, come il bisogno di controllo o di ammirazione.

Nel loro insieme, i risultati delineano un quadro preoccupante ma anche utile per la prevenzione: difficoltà nel riconoscere le emozioni e bassa empatia possono favorire relazioni disfunzionali e contribuire alla diffusione di atteggiamenti che legittimano la violenza di genere.

Secondo i ricercatori diventa quindi fondamentale intervenire su più livelli: individuare precocemente tratti di personalità problematici; promuovere programmi educativi e clinici per sviluppare empatia e consapevolezza emotiva; contrastare le narrazioni culturali che presentano la violenza sessuale come una forma accettabile di “giustizia privata”. La prevenzione della violenza si fonda, infatti, su un approccio integrato che combina misure normative e educazione emotiva e relazionale.