In ricordo del Prof. Giuseppe Cambiano
Giuseppe Cambiano ci ha lasciato il 14 ottobre 2025, in un pomeriggio autunnale più caldo del solito per Torino, la città in cui era nato il 18 maggio del 1941 e che è stata il perno della sua vita, personale e professionale. Mancherà molto alla cultura, umanistica e non solo, di questa città e del Paese, e così anche al dibattito culturale internazionale, in cui era voce riconosciuta e autorevole.
A Torino è iniziato tutto. Allievo di Nicola Abbagnano negli anni ’60, Giuseppe Cambiano è stato assistente presso la cattedra di Filosofia della Storia e poi professore incaricato di Storia della Filosofia presso l’Università di Torino, per poi assumere, a metà degli anni ’70, il ruolo di Professore prima straordinario e poi ordinario nei settori di Storia della Filosofia Antica e Storia della Filosofia nello stesso Ateneo, ruolo che ha ricoperto fino al 2002. I suoi ultimi anni di servizio (ma non di ricerca, che non si è mai arrestata) lo hanno poi portato, fino al 2011, a insegnare Storia della Filosofia Antica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.
Qui l’ho visto per la prima volta, mentre sostenevo la parte scritta della prova d’ammissione. Al di là dell’esito – comicamente disastroso – della prova, ricordo il piacere nel dare un volto a uno dei nomi che con maggiore ammirazione erano fissati nei miei appunti. Perché Giuseppe Cambiano è stato, per iniziare, uno dei maggiori “insegnanti indiretti” di Storia della Filosofia, antica e non solo, per generazioni di studenti e per il grande pubblico, con i suoi manuali equilibrati, chiari e attenti, e autore di studi di ampio respiro (come La filosofia in Grecia e a Roma, Laterza 1987, o Il ritorno degli antichi, Laterza 1988, o ancora Perché leggere i classici. Interpretazione e scrittura, il Mulino 2010) che sono capaci di armonizzare nitidezza e profondità. Profondità e precisione, intelligenza e innovatività della ricerca, che sono alla base di questa capacità, si riflettono del resto in ogni angolo della sterminata produzione scientifica e più propriamente specialistica di Giuseppe Cambiano. Dalle scuole socratiche a Platone (Platone e le tecniche, Laterza 1991, rimane forse la sua opera più letta) e ad Aristotele (Aristotele e la tecnica, Il Mulino 2025, la sua ultima opera), dalle scuole ellenistiche al pensiero post-ellenistico, con particolare attenzione per i temi della scienza (si pensi al suo capitolo su questi temi nella Cambridge History of Hellenistic Philosophy, Cambridge University Press 1999) e della dossografia (con il pionieristico progetto Storiografia e dossografia nella filosofia antica, Tirrenia-Stampatori 1986), e ancora dagli antichi fino all’età moderna e ancora avanti fino a Gadamer, senza mai sacrificare la precisione e l’acume all’ampiezza, aprendo nuovi fronti di ricerca con curiosità e attenzione – basta aprire uno dei suoi ultimi lavori, il monumentale Filosofia greca e identità dell'Occidente. Le avventure di una tradizione (Il Mulino 2022) per osservare, pieni di ammirazione, il modo unico in cui Cambiano è riuscito a realizzare questo delicato, quasi impossibile equilibrio. L’ampiezza di visione che traspare da questo – colpevolmente cursorio – ritratto traspare del resto in un’altra idea innovativa, quella di accostare sistematicamente studi tematici sul pensiero antico e sulle filosofie orientali; questa è stata una delle chiavi del riscontro, sempre crescente, che ha ricevuto Antiquorum Philosophia. An International Journal, la rivista fondata da Cambiano nel 2007 (Fabrizio Serra editore).
Tutto ciò fa di Giuseppe Cambiano una delle figure più rilevanti della cultura umanistica, e in particolare filosofica, degli ultimi decenni, come del resto testimoniato dalla sua affiliazione alle più prestigiose accademie scientifiche, a partire dall’Accademia delle Scienze di Torino e dall’Accademia dei Lincei, e al contempo dall’assidua attività di divulgazione e di incontro, sempre disponibile e sorridente, con il grande pubblico, nel “Circolo dei Lettori” della sua Torino o in importanti Festival nazionali, a partire dal Festival della Filosofia di Modena. Ma se si chiede a chi lo ha incontrato, per un breve dialogo o una cena, come studente o come collega, chi fosse Giuseppe Cambiano, la risposta più frequente, che sottende e dà per scontata la grandezza dello studioso, fa molto spesso riferimento a qualcosa di, se possibile, forse anche più raro. Sempre vicino a Luciana Repici, anche lei antichista e Professoressa dell’Ateneo torinese, Giuseppe Cambiano è stato un uomo signorile e cordiale, ironico ed elegante, nei rapporti umani come in quelli accademici.
Per questo profilo, da ogni punto di vista, la sua scomparsa rappresenta una perdita enorme, ma il rigore, l’ampiezza di visione, la cultura e l’umanità che hanno contraddistinto Giuseppe Cambiano resteranno – in questo caso al di là di ogni retorica – un modello per le generazioni future di studiose e studiosi.