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Tracce di vita nelle profondità della Terra. È il primo ritrovamento al mondo

Antiche forme di vita fossile sono state rinvenute in rocce spinte fino a 100 chilometri sotto la superficie terrestre. Un risultato rivoluzionario che apre nuove prospettive nella ricerca di vita in ambienti estremi, anche su altri pianeti.
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mappa con l'area in cui è avvenuta la ricerca

Un team di geologi e geologhe dell’Università di Torino e dell’Università di Perugia, impegnati nei rilevamenti geologici del Foglio 172 Pinerolo nell’ambito del progetto CARG (Carta Geologica d’Italia) ha raccolto centinaia di campioni di rocce metamorfiche appartenenti al Massiccio Dora-Maira (Alpi Occidentali), un’area già celebre per la storica scoperta, nel 1984, della presenza di coesite, una fase di altissima pressione del quarzo. 

Durante le analisi, i ricercatori hanno trovato pollini fossili e acritarchi (microfossili a parete organica) ben conservati in 11 campioni di rocce metamorfiche di chiara origine continentale spinte all’interno della Terra a profondità estreme dove era ritenuto impossibile che arrivassero. La Tettonica delle Placche, fino agli anni Ottanta e Novanta, prevedeva infatti la subduzione profonda solo della litosfera oceanica, molto più densa di quella continentale.

È il primo ritrovamento al mondo di forme di vita fossile in condizioni simili di pressione e temperatura. Si tratta di pollini fossili datati tra il Carbonifero superiore e il Permiano (323–251 milioni di anni fa) e, nel caso degli acritarchi, di materiali risalenti addirittura al Siluriano (445–419 milioni di anni fa). Questi ultimi sono ancora più sorprendenti in quanto racchiusi in sedimenti che hanno subito ben due cicli orogenici – il Varisico e l’Alpino – che hanno trasformato la materia organica in scisti grafitici con intense e ripetute deformazioni e trasformazioni mineralogiche. Grazie alle innovative tecniche di separazione utilizzate all’Università di Perugia e alla notevole esperienza del team, questi fossili microscopici sono stati estratti da rocce fino a pochi mesi fa considerate “sterili”. 

Questa straordinaria scoperta apre nuove prospettive di ricerca in terreni metamorfici molto difficili da studiare, come le parti interne delle catene di montagne di tutto il mondo, e più in generale offre un nuovo strumento per la ricerca di tracce di vita in ambienti estremi e perfino in altri pianeti. Oltre all’interesse scientifico, l’area studiata ricopre anche un particolare interesse strategico nazionale, in accordo con il Programma Nazionale di Esplorazione, per la valutazione del potenziale minerario delle mineralizzazioni di grafite localizzate nei numerosi siti delle valli pinerolesi.

Il risultato della ricerca di Rodolfo Carosi, Chiara Montomoli, Salvatore Iaccarino, Davide Dana, Alberto Corno, Francesco De Cesari e Amalia Spina, è pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature con il titolo Buried, not erased: Palynofloras in Ultra-High-Pressure metamorphic rocks.