Vite al margine e memorie collettive: i libri che hanno attraversato il 2025
Il 2025 letterario è un mosaico di vite al margine, di memorie collettive e solitudini contemporanee. Gli otto libri che abbiamo scelto sono un viaggio nella complessità del nostro tempo.
Wu Ming 2, Mensaleri (Einaudi)
Oltre ai romanzi collettivi, ogni Wu Ming porta avanti un percorso solista sempre intrecciato al progetto madre. Mensaleri, ultimo libro di Wu Ming 2, racconta su più linee temporali la storia immaginaria di una cartiera e del villaggio operaio che le cresce attorno, in una provincia non meglio identificata della Pianura padana. La vicenda attraversa oltre un secolo – dal 1868 al 1995 – seguendo l’ascesa e il declino di un’industria simbolo di una modernità che controlla il tempo, la vita e la dignità di chi lavora. Il romanzo esplora la memoria collettiva del luogo, i conflitti interni e i suoi miti, ritualità e culti, compreso il capitalismo nel suo spirito messianico, totalizzante e anche distruttivo.
David Szalay, Nella carne (Adelphi)
Vincitore del Booker Prize 2025, racconta la parabola esistenziale di István, un uomo in balìa degli eventi storici e delle pulsioni più immediate. Con uno stile asciutto e minimale, Szalay ci consegna un protagonista magnetico e respingente, la cui vita attraversa l’Ungheria post-sovietica, l’Inghilterra globalizzata e più ampi scenari europei, intrecciando guerra, migrazione, ascesa sociale e isolamento emotivo in un unico affresco. István non è un eroe, né un antieroe romantico: è un uomo ordinario le cui relazioni sono spesso segnate da incomprensioni, solitudini e da un’incapacità cronica di articolare i propri sentimenti. La prosa scarna e priva di fronzoli serve a mettere a nudo le contraddizioni della mascolinità e la fragilità di chi cerca un posto nel mondo senza possedere gli strumenti emotivi per abitarlo davvero.
Michele Mari, I convitati di pietra (SEM)
Un “patto sciagurato”. È l’accordo che fanno i compagni di liceo della III A dopo la maturità, nel 1975: una tassa da versare ogni anno in un fondo destinato a chi di loro sopravviverà agli altri. Un gesto che sta tra la goliardia e il patto con il diavolo, che mette in circolo la morte, in un’età in cui la morte è un'idea lontana e che la lega - per sempre - al denaro. Subdolo, spietato, grottesco, eterno. Mari affonda nell’intreccio e lo lavora, lo costruisce, lo smonta, lo ritorce, lo complica fino all’inverosimile per dire del tempo che passa, delle diverse età della vita e della loro relatività, di chi va e di chi resta. E di cosa si è disposti a fare per restare. Grande letteratura che guarda al cinema e si diverte, tra l'orrore e l'umanità.
Luigi Pavone, Babies (SEM)
Prendi una vita a vent’anni, e prova a starci. A viverla, a ballarla come fosse rock&roll. E a scriverla con lo stesso ritmo sincopato e ondeggiante, che a volte si apre alla melodia ma sempre più spesso si spezza, fino a condensarsi in frammenti. Babies è la storia di Peacock, che cresce alla fine degli anni Novanta a Campobasso, una delle tante città della provincia italiana. Intorno a lui la Mummy e il Daddy, il fratello Gregory e un gruppo di amici dai nomi indimenticabili (Podda, il Vecchio Tuck, l’Allegro Guarino). Tennista provetto, tifoso della Sampdoria di Mancini, un talento per la scrittura, Peacock ricorda l’Holden di Salinger o l’Alex del Jack Frusciante di Enrico Brizzi. Ma è soprattutto l’alter ego del suo autore, Luigi Pavone, che si è tolto la vita due giorni dopo aver salvato per l’ultima volta il file del libro sul pc. Ma no, non aspettatevi una storia triste. È una storia “disperata e piena di speranza”, come recita la quarta di copertina. E come spesso sono i vent’anni.
Paul Murray, Il giorno dell’ape (Einaudi)
Questa non è una lettura facile, inutile negarlo. Sono oltre 600 pagine scritte fitte, sostanzialmente senza punteggiatura. Se però si decide di tenere duro, il libro promette grandi soddisfazioni. C’è un po’ di saga familiare, che si snoda tra Dublino e la campagna irlandese. C’è un po’ di denuncia del mondo contemporaneo, schiavo di schermi e consumi. C’è un po’ di romanzo di formazione e anche un po’ di sano gusto del macabro, tra il thriller e l’erotico, tra lo psicologico e il violento. Ma quello che veramente spicca in questo libro è la magistrale costruzione della storia: un presente che si intreccia con il passato in continui flashback e cambi di punti vista, un’architettura di voci e stili che si rincorrono ma che non perdono mai il filo, come il volo di quell’ape del titolo che torna più volte nella storia, lei sì unico vero segno di punteggiatura.
Boban Pesov, C’era una volta l’Est (Tunué)
Nonostante si senta spesso dire che in Europa non ci siano stati conflitti da ottant’anni, è giusto ricordare che così non è: negli anni Novanta la guerra esplose a pochi chilometri dal confine italiano, nell’ex Jugoslavia. In C’era una volta l’Est, primo graphic novel di Boban Pesov, la guerra è sfondo denso di memorie e dolori. In primo piano, il viaggio di una coppia trentenne in crisi dall’Italia alla Macedonia del Nord, dopo la notizia del malore della madre del protagonista. Un viaggio che diventa triplice – quello del padre verso l’Italia allo scoppio del conflitto, il primo della famiglia riunita in Macedonia e l’ultimo di Robert e Micol nel 2022 – e che, tra ironia e dramma, esplora la forza dei legami familiari e il confronto con la perdita. Tra i riferimenti stilistici, per dare coordinate, il più affine è Paco Roca. Un’opera intima e potente.
Simon Mason, Il caso Poppy Clarke (Sellerio Editore Palermo)
Un romanzo che gioca con i codici del giallo per raccontare molto più di un semplice mistero. La scomparsa di Poppy, una bambina di 4 anni, diventa il punto di partenza per un’indagine che scava nelle zone d’ombra dei rapporti familiari, delle ossessioni private e delle verità taciute. Il vero interesse del libro sta nei personaggi e nelle dinamiche che li legano, più che nella soluzione del caso in sé: i poliziotti che indagano sono l’uno l’opposto dell’altro. Ray, ispettore in carriera della polizia di Oxford, è bello, elegante, soave nei modi, figlio della borghesia nera in ascesa sociale; l’ex detective Ryan è un bianco cresciuto in un campo caravan di aspetto trasandato e con difficoltà a governare la rabbia. È una lettura per chi ama i misteri ben costruiti, ma cerca anche una storia che sappia raccontare la malinconica vita quotidiana delle città inglesi.
Alice Basso, Le ventisette sveglie di Atena Ferraris (Garzanti)
Orfani ed orfane di Vani Sarca e Anita Bo, potete passare un sereno Natale. Una nuova meravigliosa protagonista femminile è nata dalla penna di Alice Basso e ha tutte le carte in regola per non deluderci. Si chiama Atena, ha un gemello che si chiama Febo, si trova a frequentare una scuola di magia, risveglia le attenzioni di Jacopo (altro gran personaggio maschile dopo Romeo e Sebastiano delle precedenti serie) e, last but not least, cura una rivista on line di enigmistica. Sullo sfondo una Torino quasi ottocentesca, con mansarde bohemiene e portici esoterici. Ciò che caratterizza veramente Atena ve lo lasciamo scoprire, basti sapere che è di nuovo il frutto di un lavoro serio, approfondito, arguto e mai banale come solo questa autrice riesce sempre a garantire qualsiasi sia il mondo che vada ad approcciare. PS: regalo di Natale perfetto, perché il 26 gennaio uscirà il secondo libro della serie.
Bonus
Giaime Alonge, Il sentimento del Ferro, Fandango
In dicembre il New York Times pubblica la classifica dei 100 Notable Books, i migliori libri usciti nell'anno, redatta dallo staff del New York Times Book Review, rubrica letteraria della testata. Tra i titoli del 2025, c’è anche il romanzo di Giaime Alonge, docente di storia del Cinema all’Università di Torino, uscito in Italia nel 2019 e pubblicato quest’anno negli Stati Uniti. La recensione: “Questo straordinario romanzo segue due sopravvissuti all’Olocausto in una ricerca di vendetta che si estende per decenni e attraversa continenti. Per ampiezza e bellezza, Il sentimento del ferro richiama i grandi romanzi dell’Ottocento. La traduzione di Clarissa Botsford è precisa ed eloquente, mai vistosa. Ogni riga è un gioiello”.