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L'Università di Torino celebra Carlo Ginzburg

Lo storico di fama internazionale sarà protagonista di un convegno interdisciplinare che richiamerà a Torino studiose e studiosi da tutto il mondo
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Carlo Ginzburg
Carlo Ginzburg - Foto di Lena Herzog

L’Università di Torino dedica due giornate di studio a Carlo Ginzburg, uno dei più autorevoli storici a livello internazionale, a cinquant’anni dalla pubblicazione de Il formaggio e i vermi (1976) e a quarant’anni da Miti, emblemi e spie (1986), due opere fondamentali dell’illustre accademico e intellettuale. Il Convegno, in programma giovedì 7 e venerdì 8 maggio 2026 presso la Sala Lauree Terracini di Palazzo Nuovo (Via S. Ottavio 20, Torino), si propone non solo come un omaggio a una figura centrale della storiografia mondiale, ma anche come un’occasione per riflettere su una proposta metodologica interdisciplinare e sulla sua capacità di interrogare criticamente il presente. 

Carlo Ginzburg è uno dei principali esponenti della microstoria, un approccio che ha profondamente rinnovato il modo di fare storia, spostando l’attenzione dai centri del potere e dalle élite alle figure a lungo rimaste ai margini della narrazione storica — artigiani, contadini, eretici —   e restituendo voce a soggetti spesso trascurati dalla storiografia tradizionale.

Il Convegno è organizzato dal Dipartimento di Studi Storici e dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, in collaborazione con l’Università di Buenos Aires, e riunirà studiosi e studiose provenienti da Europa e America Latina. Al centro dei lavori, l’apporto scientifico di Ginzburg e l’impatto metodologico e interdisciplinare delle sue ricerche. 

Il convegno si aprirà con i saluti istituzionali di Gianluca Cuniberti, prorettore dell’Università di Torino; Paolo Cozzo, direttore del Dipartimento di Studi Storici; Alessandro Mengozzi, direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e delle organizzatrici Lodovica Braida (Dipartimento di Studi Storici UniTo), Marcela Croce (Università di Buenos Aires) e Emilia Perassi (Dipartimento di Studi Umanistici UniTo). 

Il programma si articola in tre sessioni tematiche che mettono in luce la straordinaria ampiezza e vitalità dell’opera di Ginzburg. La prima sessione, dedicata alla ricezione latinoamericana, esplorerà l’impatto della sua proposta storiografica in contesti culturali diversi. La seconda sessione si concentrerà sul rapporto tra storia sociale e storia culturale, affrontando in particolare il contributo di Ginzburg alla definizione di un metodo fondato sull’analisi indiziaria, sull’attenzione alle fonti e su una riflessione critica sui processi conoscitivi. La terza sessione, intitolata Dialoghi interdisciplinari, allargherà ulteriormente lo sguardo alle connessioni tra storia, letteratura, antropologia e filosofia, mostrando come il metodo ginzburghiano continui a offrire strumenti efficaci per interrogare i rapporti tra verità, narrazione e prova in diversi ambiti del sapere. 

 

CARLO GINZBURG - PROFILO

Nato a Torino il 15 aprile 1939, Carlo Ginzburg è figlio dell'intellettuale antifascista Leone Ginzburg, morto a causa delle torture subite dai nazisti, e della scrittrice Natalia Ginzburg. Uno dei più autorevoli storici a livello internazionale, si è formato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e successivamente al Warburg Institute di Londra. Nel corso della sua carriera ha insegnato in prestigiose università, tra cui l’Università di Bologna, la Scuola Normale Superiore di Pisa, le Università di Harvard, Yale, Princeton e UCLA di Los Angeles, contribuendo in modo decisivo al rinnovamento della storiografia contemporanea.

Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alle fonti, l’interdisciplinarità e la capacità di restituire voce a soggetti marginali, rendendolo una figura di riferimento nel panorama culturale internazionale.

Tra le sue pubblicazioni (tradotte in molte lingue) si segnalano, presso Einaudi, I benandanti (1966), Il formaggio e i vermi (1976, di cui quest’anno si celebrano i 50 anni), Indagini su Piero (1981), Miti emblemi spie (1986) e Storia notturna (1988), tutti ripubblicati presso Adelphi, con l’aggiunta di postfazioni. Negli anni Ottanta ha diretto, con Giovanni Levi, l'innovativa collana "Microstorie" di Einaudi. Tra le sue opere, di grande rilevanza metodologica sono anche Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza (Feltrinelli, 1998);  Rapporti di forza. Storia, retorica, prova (Feltrinelli, 2000); Il filo e le tracce. Vero falso finto (Feltrinelli, 2000); Nondimanco. Machiavelli, Pascal (Adelphi, 2018); La lettera uccide (Adelphi, 2021).

Ha ricevuto premi prestigiosi, tra cui: l’Aby-Warburg-Preis (1992), il premio Feltrinelli per le scienze storiche (2005), l’Humboldt-Forschungspreis (2008), il premio Balzan per la storia d’Europa (1400- 1700) (2010), il premio èStoria (2019) e il premio Tomasi di Lampedusa (2019).

Nel 2026 è uscito presso Adelphi il suo ultimo libro, Il vincolo della vergogna. Letture oblique, una raccolta di sedici saggi che affrontano temi vari: dallo stile di Proust alla zona grigia di Primo Levi; dai «possibili confini di una comunità basata sulla vergogna» (nel contributo che dà il titolo al volume) al Calvino politico de La formica argentina (1952) e La nuvola di smog (1958), agli esperimenti di fotografie composite di Francis Galton. La varietà degli argomenti è dichiarata nelle prime righe della prefazione e attribuita dall’autore a un impulso originario che orienta le sue ricerche: l’«euforia dell’ignoranza» di chi ha la «sensazione di non sapere niente e di essere sul punto di cominciare ad imparare qualcosa».