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A cinquant’anni dal disastro di Seveso, il racconto della nube che cambiò l'Italia

Attraverso gli occhi di Giampaolo, dodicenne nell’estate del 1976, il podcast narrativo di Alessandro Perissinotto, realizzato per la giornata di studi di UniTo, ripercorre una vicenda che ha ridefinito il modo di pensare il rischio industriale
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Giampaolo ha dodici anni, una maglietta piena di buchi e una bicicletta da cross. È l’estate del 1976 e la cosa che più gli sta a cuore è non perdersi il campeggio della parrocchia. Non sa ancora che sopra la sua testa, da qualche giorno, sta passando la storia.

Da questo ragazzino e dal suo amico Salvatore prende avvio un podcast narrativo realizzato per il cinquantesimo anniversario del disastro di Seveso. Non è un documentario, ma un racconto che attraversa i giorni dell’incidente con lo sguardo di chi allora non capiva che cosa stesse accadendo: un gatto morto senza un motivo apparente, un’ordinanza di sfollamento difficile da prendere sul serio fino in fondo, mentre la fabbrica Icmesa continua a funzionare come se nulla fosse.

È il 10 luglio 1976. Alle 12.28, dal reattore dello stabilimento Icmesa di Meda fuoriesce una nube contenente TCDD, una delle diossine più tossiche conosciute. Da lì il racconto allarga lo sguardo all’agente Orange in Vietnam e al disastro di Bhopal, restituendo la dimensione di una vicenda che ha cambiato per sempre il modo di pensare il rischio industriale.

Il podcast di Alessandro Perissinotto, scrittore e docente del Dipartimento di Studi umanistici, nasce in occasione della giornata di studi Seveso 1976-2026. Dalla crisi della diossina alla risposta tecnologica globale, in programma giovedì 9 luglio nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Torino, organizzata da UniTo con Sea Marconi insieme ai contributi di giuriste, chimiche e specialisti dell'intelligenza artificiale. A cinquant'anni di distanza, quella nube che i giornali di allora raccontarono in poche righe resta un caso di scuola sul diritto all'informazione e alla salute.