La Carovana dei ghiacciai lancia l'allarme sulla situazione in Piemonte
In Piemonte i ghiacciai arretrano sempre di più e con la loro fusione aumentano i crolli in quota, i collassi di morene e le colate di fango e detriti. È quanto sta accadendo nei bacini glaciali della Bessanese e della Ciamarella, nelle Alpi Graie, sotto scacco della crisi climatica ma anche degli eventi meteorologici estremi sempre più intensi e frequenti anche in quota, a causa della risalita dello zero termico. L’allarme arriva a conclusione della quinta e ultima tappa della Carovana dei ghiacciai 2025, la campagna di Legambiente promossa in collaborazione con CIPRA Italia e la Fondazione Glaciologica Italiana. Quest’ultima, già Comitato Glaciologico Italiano, è il partner scientifico dell’iniziativa ed è storicamente ospitata nei locali dell’Università di Torino; vicepresidente è Marco Giardino, docente del Dipartimento di Scienze della Terra di UniTo.
In Piemonte, stando ai nuovi dati aggiornati dell’Osservatorio Città clima di Legambiente, da gennaio a fine agosto 2025 sono stati registrati 23 eventi meteo estremi, +27,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (quando erano 18). La provincia di Torino risulta essere quella più colpita con 10 eventi meteo estremi. Allagamenti da piogge intense (8), esondazioni fluviali e frane da piogge intense (5 ciascuno) i fenomeni che si sono ripetuti con più frequenza in tutto il Piemonte e i cui effetti sono sempre più tangibili ad alta quota, come ricordano le ferite ancora aperte nelle Valli di Lanzo. Proprio qui, a un anno dall’alluvione che lo scorso 4-5 settembre ha colpito diversi comuni della provincia di Torino, tra cui Balme e in particolare il Pian della Mussa, ha fatto tappa Carovana dei ghiacciai, giunta alla sua sesta edizione.
La rapida contrazione dei ghiacciai
Secondo le osservazioni fatte in quota da Carovana dei ghiacciai e dagli studi presentati in tappa dai ricercatori di CNR- IRPI e ARPA Piemonte, se a metà Ottocento, al culmine della Piccola Età Glaciale, il ghiacciaio della Bessanese occupava gran parte del Crot del Claussinè estendendosi per circa 1,75 km², oggi la sua fisionomia è completamente cambiata. La sua superficie si è ridotta a 0,3 km² e la perdita di volume subita dal ghiacciaio è stata di 3.900.000 m³ tra il 2010 e il 2023, con un abbassamento medio di circa 1 metro l’anno. In aumento anche i crolli e le colate detritiche: tra i fenomeni più significativi il crollo di fine agosto 2023 che si è prodotto allo spigolo Murari e che si è propagato sul ghiacciaio. A valle della fronte del ghiacciaio, l’area proglaciale è occupata da una distesa di pietre e detriti, dove sono presenti numerosi laghi glaciali frutto della fusione del corpo glaciale. La rapida contrazione dei ghiacciai è ben rappresentata dall’evoluzione del Ghiacciaio della Ciamarella, la cui superficie sgombra di detriti consente valutazioni accurate delle perdite glaciali: se 150 anni fa la superficie era di 1,18 km², oggi è ridotto a circa 0,5 km², con una perdita di volume in 13 anni (dal 2010 al 2023) di 8.100.000 m³ di ghiaccio.
In sintesi, quanto sta accadendo in alta quota è preoccupante. A livello regionale, sono in tutto 107 i ghiacciai presenti in tutto il Piemonte, di questi 68 nella provincia di Torino, e tutti in forte arretramento. Stando ai dati di ARPA Piemonte, se nel 1959 la superficie dei ghiacciai piemontesi era di 56 km², nel 2007 è scesa a 30 km² per arrivare nel 2024 a 22 km².
L'area sperimentale del bacino Bessanese
Il Piemonte è culla di un importante “laboratorio all’aperto”. In questa tappa il team di Carovana dei ghiacciai, accompagnato dai ricercatori del CNR- IRPI e da ARPA Piemonte, non solo ha toccato con mano quanto sta accadendo in questo territorio montano sempre più soggetto a frane, colate e collassi di morene, ma al tempo stesso ha osservato anche gli studi e i monitoraggi che si stanno compiendo nel bacino glaciale del Bessanese vicino al rifugio Gastaldi, situato a quota 2656 metri di quota. Un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, un’area sperimentale attrezzata ad alta quota, dove CNR-IRPI, Arpa Piemonte e Fondazione Glaciologica Italiana portano avanti una ricerca multidisciplinare su fusione dei ghiacciai, monitoraggio frane e morene, studio della temperatura dell’aria, delle rocce e dei detriti (che consente di conoscere quanto e come si scaldano in tempo reale), e monitoraggio della biodiversità. La scelta di questo bacino non è casuale, qui l’evoluzione dei processi che caratterizzano l’ambiente glaciale e periglaciale nel contesto dei cambiamenti climatici è intensa, ben osservabile e concentrata in una ristretta area. Il bacino è inserito nel Dynamic Ecological Information Management System – Site and dataset registry ed è parte della rete dei “Rifugi Sentinella”. Attraverso la “Saletta del Presente”, realizzata in collaborazione con CAI e Museo della Montagna di Torino, il bacino della Bessanese è divenuto anche un luogo privilegiato per la comunicazione e divulgazione.
L'urgenza di un monitoraggio europeo
“La tappa piemontese di Carovana dei ghiacciai – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia – sintetizza quanto accade in alta quota per la crisi climatica e gli eventi meteo estremi, sottolineando l’importanza di monitorare ambiente montano e ghiacciai per comprenderne rischi e uso. Avviare un monitoraggio europeo è una richiesta centrale del nostro Manifesto europeo per la governance dei ghiacciai. In questa tappa, dedicata ai ghiacciai della Bessanese e della Ciamarella, abbiamo attraversato un torrente pieno di detriti dell’alluvione dello scorso anno e un sentiero di nuda roccia dove prima c’era neve estiva, per arrivare al bacino glaciale del Bessanese, dove CNR-IRPI, Arpa Piemonte e Fondazione Glaciologica Italiana conducono studi importanti. Un laboratorio straordinario che fa scuola in Italia e che, con altri monitoraggi in Svizzera e Germania, rappresenta un bell’esempio a cui guardare”.
“Il bacino glaciale della Bessanese – dichiara Marta Chiarle, del CNR-IRPI e referente della Fondazione Glaciologica Italiana – si contraddistingue per la varietà di forme e di processi geologici e geomorfologici. Lungo la parete quasi verticale dominano i processi gravitativi e il modellamento glaciale è poco visibile, mentre ai piedi della parete il paesaggio è dominato dal modellamento glaciale antico e recente. L’elemento più evidente è l’imponente morena laterale sinistra, a testimonianza delle dimensioni raggiunte nella piccola età glaciale, 150 anni fa. Il ghiacciaio era alimentato da una falda di ghiaccio alla base della parete che aumentava la massa glaciale. A queste quote il permafrost controlla molti processi geomorfologici, spiegando la sensibilità del bacino al riscaldamento climatico in corso e l’importanza di monitorare temperatura di rocce e detriti”.
“Fondamentale è lo studio della criosfera per monitorare effetti dei cambiamenti climatici e l’aumento dei rischi per stabilità, ecosistemi e ciclo dell’acqua; altrettanto importanti sono le campagne di informazione e sensibilizzazione per orientare azioni e comportamenti. Arpa Piemonte – spiega Secondo Barbero, direttore generale Arpa Piemonte – è impegnata nello studio rigoroso con propri esperti e collabora portando competenze e contributo tecnico del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale. Le campagne mostrano che i ghiacciai piemontesi, oltre a contrarsi per minor neve e caldo estivo, registrano un aumento della copertura di detriti a causa di crolli rocciosi e degradazione del permafrost. Aumenta quindi la frequenza e intensità dei dissesti a quote elevate, con possibili impatti anche in valle e rischi maggiori per infrastrutture e insediamenti”.